“Far morire”: Macron vuole la legge. E sta per averla

L’Assemblea nazionale al terzo voto, quello (pare) definitivo: dopo il doppio “no” del Senato, la maggioranza di governo è pronta a condurre in porto la nuova legge fortemente voluta dall’Eliseo dopo l’aborto in Costituzione
Google preferred source
July 14, 2026
“Far morire”: Macron vuole la legge. E sta per averla
Il presidente francese Emmanuel Macron all'Eliseo
In Francia, mese dopo mese, la bozza di legge sull’«aiuto a morire» si è rivelata una delle più divisive nella storia della Quinta Repubblica. Un testo che ha spaccato il Parlamento, rendendo deputati e senatori incapaci di parlarsi e comprendersi. Il progetto ha pure scatenato accuse, anatemi, moniti senza fine, fra sigle professionali ospedaliere, associazioni a difesa della vita, rappresentanti religiosi, intellettuali come lo scrittore Michel Houellebecq.
A dispetto dei risvolti antropologici del testo che suggerirebbero la ricerca di larghe intese, un altro fattore ha finito per sovrastare ogni critica, ostilità e remora: la ferma volontà del presidente Emmanuel Macron di far giungere in porto una promessa con cui aveva giustificato la propria visione “progressista”. Un testo assolutamente da votare, ha fatto capire l’inquilino dell’Eliseo, spronando il governo e i parlamentari.
Il risultato finale è il varo annunciato – simbolicamente all’indomani dell’ultimo 14 luglio di Macron come presidente – di un testo che piace a pochi, sia per l’iter che ha seguito sia per i suoi contenuti ambigui. Per la prima volta, nella forma del suicidio assistito, si autorizza il «far morire», rispetto al tradizionale «lasciar morire» che equivaleva sostanzialmente al rifiuto dell’accanimento terapeutico. Inoltre, il perimetro scelto per l’eventuale ricorso all’iniezione letale auto-somministrata si mostra pericolosamente di manica molto larga. Possono farne richiesta i malati maggiorenni, capaci d’intendere e di volere, colpiti da una patologia grave e incurabile che, «in fase avanzata» o terminale, mette a rischio la vita. A preoccupare è soprattutto quella «fase avanzata», interpretabile con margini ampi di discrezionalità.
Il testo giunge per il voto finale all’Assemblea Nazionale dopo un iter parlamentare più che tormentato. I senatori non hanno mai accettato il principio del “far morire”, anche se in terza lettura si sono mostrati molto divisi e poco combattivi, finendo per rifiutare persino un nuovo dibattito in aula. Un atteggiamento che ha lasciato perplessi, attirando sul Senato l’accusa di comportamento pilatesco. Fra i ranghi dello stesso emiciclo, ha ammesso «un fallimento» anche Hervé Marseille, a capo dei senatori centristi, pronto a riconoscere che la Camera alta «non è stata capace di sfornare un testo su un tema di prima grandezza per la nostra società».
Come per mettere una pezza sopra il naufragio e la triste impotenza dell’Aula, il presidente del Senato, il neogollista Gérard Larcher, ha promesso di ricorrere al Consiglio costituzionale, spiegando sul Figaro: «Il governo non ha preso in considerazione le nostre allerte, i nostri emendamenti. Non ha proposto né difeso “argini” e soprattutto non ha affrontato un tema primario per me, che era l’obiezione di coscienza per le strutture».
In extremis, la Commissione Affari sociali del Senato ha persino chiesto al governo, in primis al premier Sébastien Lecornu, di «interrompere» l’iter parlamentare «divenuto sterile», di fronte a una bozza che chiama in causa «scelte antropologiche, etiche e sociali fra le più fondamentali».
Intanto l’Assemblea nazionale, che ha preminenza istituzionale sul Senato, ha votato la bozza con ampi margini nelle tre letture – 305 contro 199 (maggio 2025); 299 contro 226 (scorso febbraio), 295 contro 232 (fine giugno)–, dato che tutti i partiti di sinistra si sono ritrovati d’accordo con Macron.
Sempre sul Figaro, Houellebecq ha attaccato: «Non posso impedirmi di pensare che chiedendo per i propri cittadini l’accesso all’eutanasia è la propria eutanasia che la Francia domanda».
Un’altra riforma fortemente voluta dall’Eliseo – l’ingresso nella Costituzione francese della “libertà di aboto” – era stata approvata il 4 marzo 2024.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire