Ius soli, Trump bocciato dalla Corte Suprema. «La cittadinanza resta una promessa da mantenere»

di Elena Molinari, New York
Clamoroso “no” dei giudici all’ordine esecutivo della Casa Bianca: restano cittadini i figli di immigrati nati sul suolo americano, anche se i genitori sono irregolari o temporanei. La sentenza firmata da un giudice conservatore. Ma sul fronte immigrazione, il tycoon aveva già incassato diversi via libera
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June 30, 2026
Uno dei tanti ordini esecutivi firmati da Donald Trump / REUTERS
Proteste davanti alla Corte Suprema Usa sui temi della cittadinanza americana / Epa
È una sconfitta pesante e arriva su una delle promesse-bandiera del secondo mandato. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato, con sei voti contro tre, l'ordine esecutivo con cui Donald Trump voleva eliminare il diritto alla cittadinanza per chi nasce sul suolo americano. A firmare la sentenza è stato il presidente della Corte, il conservatore John Roberts, sancendo che i bambini nati negli Stati Uniti da genitori senza documenti o con un permesso temporaneo sono cittadini dalla nascita. «La cittadinanza era, allora come oggi, il diritto ad avere diritti — ha scritto —. I padri del XIV emendamento della costituzione estesero quella promessa a ogni persona nata libera in questa terra. E oggi noi manteniamo quella promessa».
Il decreto del presidente, firmato il primo giorno del mandato e intitolato "Proteggere il significato e il valore della cittadinanza americana", avrebbe negato lo ius soli ai figli di immigrati entrati illegalmente e a quelli di chi si trova nel Paese con un visto di studio, lavoro o turismo. Avrebbe colpito in media un quarto di milione di bambini l'anno, esponendoli al rischio di restare “apolidi”, ma non è mai entrato in vigore, bloccato immediatamente dai tribunali.
L'Amministrazione aveva evocato il fenomeno del «turismo della nascita» secondo il quale «migliaia incalcolabili» di donne straniere, anche da Paesi potenzialmente ostili, andrebbero a partorire negli Stati Uniti per assicurare la cittadinanza ai figli. Lo stesso governo Usa ha però ammesso che «nessuno lo sa con certezza».
Il cuore giuridico della contesa è una manciata di parole del XIV emendamento: sono cittadini tutti coloro che nascono nel Paese «e ne sono soggetti alla giurisdizione». L'amministrazione sosteneva che quell'inciso escludesse i figli degli irregolari; Roberts ha replicato che esistono «prove scarsissime» a sostegno di una lettura «radicalmente revisionista». Hanno dissentito i giudici Thomas, Alito e Gorsuch; il conservatore Kavanaugh si è invece unito alla maggioranza. 
Trump, che ad aprile aveva assistito di persona all'udienza in cui la Corte ha ascoltato le parti — il primo presidente nella storia a farlo — incassa così il secondo stop dei togati dell'anno dopo quello sui dazi globali di febbraio. Trump ha immediatamente accusato i giudici di avere sbagliato: «La Corte Suprema ha confermato lo ius soli, il che è un peccato per il nostro Paese — ha scritto sui social —, ma possiamo facilmente rimediare con una legge». Il presidente ha quindi esortato il Congresso a cancellare per via legislativa la cittadinanza automatica per chi nasce sul suolo americano — un processo di revisione costituzionale lungo e complesso difficilmente realizzabile. Lo speaker repubblicano della Camera, Mike Johnson, si è detto «molto deluso» e ha sostenuto l’idea del capo del suo partito.
Eppure è una vittoria che gli avversari del giro di vite della Casa Bianca sulle frontiere festeggiano a denti stretti. Sul fronte dell'immigrazione, infatti, questo è l'unico "no" che la Corte ha opposto al presidente, che da inizio mandato ha imposto più di 700 misure restrittive in materia. Appena la settimana scorsa gli stessi giudici avevano dato il via libera alla cancellazione del diritto di restare nel Paese per haitiani e siriani: una mossa che potrebbe esporre alla deportazione oltre 1,3 milioni di persone verso Paesi riconosciuti come non sicuri, e che molti hanno definito il più grande attacco ai migranti della storia recente. Il diritto, chiamato Temporary Protected Status e introdotto nel 1990 da George H. W. Bush, protegge dall'espulsione chi proviene da Paesi devastati da guerre o catastrofi e ha permesso a centinaia di migliaia di persone di costruirsi una vita — i titolari yemeniti, ha osservato un giudice, gestiscono metà dei minimarket di New York. Lo scorso anno, inoltre, la Corte aveva reso più agevole spedire i deportati anche verso Paesi diversi da quelli d'origine. «Nonostante questa sconfitta apparentemente storica, l'amministrazione Trump sta vincendo la sua guerra contro i migranti», osserva il giurista Stephen Yale-Loehr della Cornell University, sottolineando che nel 2025, per la prima volta in cinquant’anni, il saldo migratorio degli Stati Uniti è stato negativo.
Sulla cittadinanza la voce della Chiesa era stata netta. Lo scorso febbraio i vescovi americani avevano fatto appello alla Corte perché «proteggesse la dignità umana donata da Dio», bocciando un ordine «immorale». Papa Leone XIV, primo Pontefice americano, ha più volte criticato la massiccia ondata di deportazioni e arresti avviata da Trump e il trattamento riservato ai migranti. Nonostante l'invito consegnato a mano dal vicepresidente J.D. Vance, il Vaticano ha fatto sapere che quest'anno Leone non visiterà gli Stati Uniti. Nel giorno del 250° anniversario della nazione, il Papa andrà invece a Lampedusa, porta d'accesso in Europa per migliaia di migranti e rifugiati.

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