Ogni volta che si pensa ai social network una delle prime cose che normalmente vengono in mente รจ che siano luoghi dove la gente passa una larga parte del suo tempo non solo a discutere ma spesso anche a offendersi e odiarsi. Eppure chi studia comunicazione sa bene che la deriva italiana ha radici ben piรน antiche. Risale agli inizi del 1990, quando l'allora sconosciuto ai piรน Vittorio Sgarbi disse al Maurizio Costanzo Show, in onda su Canale 5, che voleva vedere morto il critico d'arte Federico Zeri. Nessuno prima di allora si era mai permesso tanto in televisione. Fu uno scandalo, e un successo di pubblico. Cosรฌ da quel momento l'offesa e la rissa dilagarono nei programmi della tv privata per poi tracimare nel tempo anche nei programmi Rai e persino nei talk show politici. Una deriva che varcรฒ i confini dell'Italia e portรฒ nel 2002 il filosofo Karl Popper a scrivere il saggio Cattiva maestra televisione. Secondo il sociologo, occorreva esigere una patente per poter lavorare in televisione, in modo da preservarne a tutti i costi il carattere formativo. Tutti applaudirono ma poi non accadde nulla.
Sedici anni dopo, si potrebbe scrivere quasi la stessa cosa dei social. I quali indubbiamente hanno le loro colpe. Molte colpe. Ma attenti: a dare retta agli ultimi dati pubblicati da Facebook ยซi social non sono pieni di hate speechยป, cioรจ di ยซlinguaggio d'odioยป.
Chiariamo subito un punto: non sono pieni non significa che non ne contengano, ma che โ secondo DataMediaHub โ la loro percentuale รจ decisamente inferiore a quanto si creda. ยซI contenuti grafici violenti, contenuti che glorificano la violenza o celebrano la sofferenza o l'umiliazione degli altri, rimossi nel primo trimestre 2018 da Facebook sono stati 3,4 milioni, quasi il triplo del trimestre precedente. Tali contenuti pesano perรฒ tra lo 0,22% e lo 0,27% delle visualizzazioniยป. Possibile? Spiega ancora Pier Luca Santoro su DataMediaHub, ยซper quanto riguarda in maniera specifica l'hate speech, i contenuti rimossi sono stati 2,5 milioniยป.
Tutti assolti, quindi? Per niente. E non solo perchรฉ ยซperfino un singolo caso sarebbe troppoยป ma anche perchรฉ chi frequenta i social sa che spesso si incontrano contenuti e commenti di odio inaccettabili che sfuggono ai controlli e ai blocchi di Facebook. Ma se davvero l'odio sui social รจ piรน limitato di quello che si pensa come si evince da questa analisi, perchรฉ l'utente medio รจ convinto del contrario? Innanzitutto perchรฉ non tutta l'aggressivitร che incontriamo sui social viene catalogata come hate speech ma indubbiamente inquina "l'aria digitale" e ci fa respirare un'aggressivitร generale che non aiuta nรฉ il dialogo nรฉ la qualitร di ciรฒ che viene postato. E poi perchรฉ (inconsciamente?) ci piace pensare che l'odio sia confinato al digitale cosรฌ da farci credere che ci basta "staccare dai social" per tornare in un mondo piรน civile e pacificato. Esagero volutamente un po': per certi versi invece dovremmo essere grati ai social. Senza di loro infatti forse non avremmo scoperto tutta l'aggressivitร dei nostri simili, anche di quelli che di persona sembrano cosรฌ gentili ed educati, ma che evidentemente covano odio e rabbia repressa che esplodono solo davanti alla tastiera.
Aldilร della quantitร โ modica o meno โ dei contenuti d'odio presenti sui social รจ innegabile che ormai abbiamo adottato un modo di comunicare che spesso non sa affrontare quella che Bruno Mastroianni chiama la "disputa felice", cioรจ la capacitร di confrontarsi senza mai cadere nella rissa.
In questo senso calza a pennello la riflessione del giornalista Fabio Colagrande, ospitata nel blog Vinonuovo e rivolta ai cattolici social. Il giornalista si chiede infatti perchรฉ ยซnoi cattolici non siamo riusciti a emergere dalla bolgia social e a imporre uno stile di dibattito mite, rispettoso e fecondo. Un modo di comunicare con l'altro che punti alla veritร non solo come veridicitร , ma come valore che migliora la vita di tutti e arricchisce nel dialogo gli interlocutoriยป. Siamo divisi e contrapposti come non mai e su tutti i temi, religiosi e non. Come se ogni confronto fosse una partita di calcio o, peggio, uno scontro in un'arena. E cosรฌ alla fine โ sottolinea Colagrande โ noi cattolici rischiamo di essere ยซwebeti come gli altriยป.
Sedici anni dopo, si potrebbe scrivere quasi la stessa cosa dei social. I quali indubbiamente hanno le loro colpe. Molte colpe. Ma attenti: a dare retta agli ultimi dati pubblicati da Facebook ยซi social non sono pieni di hate speechยป, cioรจ di ยซlinguaggio d'odioยป.
Chiariamo subito un punto: non sono pieni non significa che non ne contengano, ma che โ secondo DataMediaHub โ la loro percentuale รจ decisamente inferiore a quanto si creda. ยซI contenuti grafici violenti, contenuti che glorificano la violenza o celebrano la sofferenza o l'umiliazione degli altri, rimossi nel primo trimestre 2018 da Facebook sono stati 3,4 milioni, quasi il triplo del trimestre precedente. Tali contenuti pesano perรฒ tra lo 0,22% e lo 0,27% delle visualizzazioniยป. Possibile? Spiega ancora Pier Luca Santoro su DataMediaHub, ยซper quanto riguarda in maniera specifica l'hate speech, i contenuti rimossi sono stati 2,5 milioniยป.
Tutti assolti, quindi? Per niente. E non solo perchรฉ ยซperfino un singolo caso sarebbe troppoยป ma anche perchรฉ chi frequenta i social sa che spesso si incontrano contenuti e commenti di odio inaccettabili che sfuggono ai controlli e ai blocchi di Facebook. Ma se davvero l'odio sui social รจ piรน limitato di quello che si pensa come si evince da questa analisi, perchรฉ l'utente medio รจ convinto del contrario? Innanzitutto perchรฉ non tutta l'aggressivitร che incontriamo sui social viene catalogata come hate speech ma indubbiamente inquina "l'aria digitale" e ci fa respirare un'aggressivitร generale che non aiuta nรฉ il dialogo nรฉ la qualitร di ciรฒ che viene postato. E poi perchรฉ (inconsciamente?) ci piace pensare che l'odio sia confinato al digitale cosรฌ da farci credere che ci basta "staccare dai social" per tornare in un mondo piรน civile e pacificato. Esagero volutamente un po': per certi versi invece dovremmo essere grati ai social. Senza di loro infatti forse non avremmo scoperto tutta l'aggressivitร dei nostri simili, anche di quelli che di persona sembrano cosรฌ gentili ed educati, ma che evidentemente covano odio e rabbia repressa che esplodono solo davanti alla tastiera.
Aldilร della quantitร โ modica o meno โ dei contenuti d'odio presenti sui social รจ innegabile che ormai abbiamo adottato un modo di comunicare che spesso non sa affrontare quella che Bruno Mastroianni chiama la "disputa felice", cioรจ la capacitร di confrontarsi senza mai cadere nella rissa.
In questo senso calza a pennello la riflessione del giornalista Fabio Colagrande, ospitata nel blog Vinonuovo e rivolta ai cattolici social. Il giornalista si chiede infatti perchรฉ ยซnoi cattolici non siamo riusciti a emergere dalla bolgia social e a imporre uno stile di dibattito mite, rispettoso e fecondo. Un modo di comunicare con l'altro che punti alla veritร non solo come veridicitร , ma come valore che migliora la vita di tutti e arricchisce nel dialogo gli interlocutoriยป. Siamo divisi e contrapposti come non mai e su tutti i temi, religiosi e non. Come se ogni confronto fosse una partita di calcio o, peggio, uno scontro in un'arena. E cosรฌ alla fine โ sottolinea Colagrande โ noi cattolici rischiamo di essere ยซwebeti come gli altriยป.
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