La teoria della morte del web: i bot hanno superato gli umani su Internet
I dati mostrano che il traffico web generato dai bot ha superato quello generato dagli utenti umani, come cambierà la Rete in futuro?

Il traffico web generato da agenti e bot basati sull’intelligenza artificiale ha superato per la prima volta quello generato da esseri umani.
Un traguardo che testimonia la rapida evoluzione e l’impatto dell’Ia sulla Rete, su come siamo abituati a conoscerla e a utilizzarla. «È successo più velocemente di quanto avessi previsto», ha scritto su X Matthew Prince, co-fondatore e Ceo di Cloudflare, uno dei maggiori fornitori di servizi di hosting internet. «Pensavo che sarebbe successo alla fine del 2027, poi all’inizio del 2027», ha continuato, «ma il traffico generato da agenti sta crescendo così rapidamente che i bot hanno già superato il traffico umano online per la prima volta nella storia di Internet». Questo aumento è attribuito all’incessante proliferare di agenti di intelligenza artificiale, programmi in gran parte autonomi che utilizzano strumenti che collaborano con programmi e dati di alto livello, e per i quali l’intervento umano è sempre meno rilevante.
Secondo i dati di Cloudflare, che offre una funzionalità per visualizzare le richieste di ricerca generate da bot rispetto a quelle generate da esseri umani, il 57,4% delle richieste è ora avviato da bot, rispetto al 42,6% di ricerche online create ancora da persone.
È interessante un dato che fa capire meglio la portata e le implicazioni di questa rivoluzione sui contenuti di Internet: gli esseri umani cercano in media su cinque siti web, prima di comprare qualcosa online, mentre un servizio di intelligenza artificiale potrebbe consultarne almeno 5mila, prima di fare un acquisto. Alcuni analisti hanno sollevato la “teoria della morte di Internet”, almeno per come siamo stati finora abituati a conoscerlo. A causa dell’avvento dell’Ia, la Rete potrebbe in futuro essere sempre più composta da bot che interagiscono tra loro; mentre gli esseri umani e i loro contenuti diventeranno sostanzialmente irrilevanti. «Non serve più essere un web designer, non serve più saper programmare per creare queste cose. L’Ia ha dato accesso alla creazione di contenuti a un pubblico molto più ampio».
L’aumento del traffico generato dai bot solleva anche interrogativi su come funzionerà in futuro il modello di business di Internet, ha spiegato ancora il Ceo di Cloudflare, perché «i bot non cliccano sugli annunci pubblicitari». Ma pensare di ricostruire il modello di business di Internet, magari facendo pagare ai bot l’accesso ai contenuti digitali degli utenti, non è l’unica questione a cui prestare attenzione.
Come teorizzato dal filosofo Yves Citton, la risorsa più scura e contesa del nostro secolo non è il petrolio, ma il tempo cerebrale umano. Oggi le grandi piattaforme social consumano già gigawatt di energia per calcolare, tramite IA predittive, il millesimo di secondo esatto in cui mostrare un contenuto per evitare che l’utente alzi il pollice dallo schermo, a questa stimolazione intermittente che produce un rumore di fondo costante che azzera la nostra capacità di concentrazione profonda e di lettura critica, si aggiungono i contenuti prodotti dall’IA sul web.
Dato che la macchina e l’algoritmo vincono sulla quantità e sulla velocità umana, è necessario ribaltare il paradigma, puntando sul ritorno all’incontro dal vivo, alle relazioni e a una rete di contatti umani e reali per praticare una vera transizione ecologica della mente.
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