Stefano Travisani, la nuova stella azzurra dell'arco paralimpico

Dall’incidente in mountain bike al titolo iridato, passando per il primo posto nel ranking mondiale del para archery. E ora il sogno di Los Angeles 2028
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July 27, 2026
Stefano Travisani, la nuova stella azzurra dell'arco paralimpico
Stefano Travisani in gara / World Archery
«Non era un traguardo che stavo inseguendo, ma è stata la ricompensa del lavoro che ho fatto in questi anni». Stefano Travisani, classe 1985, arciere del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa, parla così della prima posizione della classifica mondiale del para archery, divisione arco ricurvo, raggiunta a inizio luglio 2026. «È arrivato con un po’ di fortuna - spiega l’azzurro - ho vinto il Mondiale individuale nel settembre 2025, poi mi sono piazzato bene in alcune gare internazionali e a Nove Mesto, in Repubblica Ceca ho conquistato la tappa del World Archery Para Series». Un premio per Stefano, milanese di nascita ma trasferitosi ormai in provincia di Padova, terra di origine della famiglia materna, per il suo percorso, iniziato più di dieci anni fa. «Ho cominciato durante la riabilitazione dopo il mio incidente in mountain bike - dice Stefano che dal 2015 si muove in carrozzina - il tiro con l’arco era una delle discipline proposte perché aiutava a rafforzare la mobilità del tronco. Non l’avevo mai praticato prima ma l’istruttore mi ha detto che per lui avevo una buona impostazione e delle potenzialità». «La mia scelta - prosegue l’italiano, che aveva provato anche la scherma - ha avuto due motivazioni. La prima è che l’arco è una disciplina longeva che consente anche a chi come me ha cominciato tardi di essere competitivo, la seconda e principale è che la mia è una delle poche discipline dove posso gareggiare contro gli arcieri normodotati».
Una scelta decisa, fin dal primo giorno. «Pensa - ricorda Stefano - che io mi sono tesserato per gli “Arcieri San Bernardo” (società di Milano) prima ancora di uscire dall’ospedale. Volevo partecipare al campionato italiano che si sarebbe svolto da lì a poco, ma per farlo dovevo almeno aver preso parte ad almeno una gara. Alla fine non ci sono riuscito, ma poi tutto è andato per il meglio. Alla prima competizione sono arrivato 17°, ma un anno dopo il titolo italiano l’ho vinto». Il primo successo di una carriera, dove Stefano ha raccolto medaglie individuali e a squadre nelle maggiori competizioni, tra cui spiccano l’argento e l’oro rispettivamente alle Paralimpiadi di Tokyo e di Parigi in coppia con Elisabetta Mijno. «Il trionfo a cui sono legato di più - racconta Travisani - è però il Mondiale 2025. Dopo Parigi 2024 ho vissuto un momento nero, tanto che sono stato quasi vicino a smettere di tirare. Vincere l’oro individuale in una competizione che per certi aspetti è anche più difficile dei Giochi mi ha ripagato di tutte le difficoltà. In quell’occasione sono stato bravo a gestire le difficoltà sulla strada della finale». Un successo che Stefano ha costruito lavorando ogni giorno. «Il programma dei miei allenamenti - dice l’atleta che è tesserato anche per gli Arcieri Voghera - varia a seconda del momento della stagione e della vicinanza o meno alle gare. Curiamo la parte tecnica e quella fisica. L’arco ricurvo è più dispendioso rispetto ad esempio al compound, perché quando noi tiriamo una freccia sentiamo tutto il libraggio. Che moltiplicato per il numero di frecce che scocchiamo ti porta a un grande sforzo fisico». «Oltre a questi due aspetti - sottolinea l’azzurro - c’è la componente mentale. La testa per me vale il 90% della prestazione. Se la mente non collabora il corpo non lo controlli. Dopo Parigi ho iniziato un percorso con uno psicologo dello sport, perché mi sono reso conto che abbiamo bisogno degli strumenti per affrontare alcune situazioni».
Una preparazione di alto livello che Travisani può svolgere con l’aiuto della Fitarco e grazie al Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa. «Nel 2018 mi sono licenziato dallo studio dove lavoravo come architetto - ricorda l’arciere -, nel 2022 invece sono entrato nel Gspd come dipendente civile, perché quando fu approvata la legge che ammetteva gli atleti paralimpici ai gruppi sportivi militari non potevo arruolarmi perché avevo superato di poco i limiti d’età». In un decennio in pedana al di là dei risultati lo sport ha lasciato in Travisani un’impronta profonda. «L’arco mi ha insegnato ad affrontare le difficoltà - spiega Stefano - non si evitano, ma ci si passa dentro e si migliora come persone. Lo sport mi ha aiutato ad affrontare l’incidente. Ci sono stati alti e bassi, ho dovuto fare fronte alle paure, come quella di non essere all’altezza e quella di dover dimostrare sempre qualcosa». La strada di Travisani però è ancora lunga. «Ai primi di settembre avremo la prossima tappa del World Archery Para Series - racconta - cercherò di fare del mio meglio e provare a mantenere il numero uno. Anche se l’obiettivo sono i Mondiali 2027 in Australia, un appuntamento che qualifica per le Paralimpiadi, dove i posti sono pochi, la concorrenza è forte ed esserci di per sé è già un risultato». A Los Angeles 2028 c’è da chiudere un cerchio. «Non è un segreto che l’oro e in generale una medaglia nell’individuale manchi - conclude Stefano - ma non la vivo come un’ossessione. La gara è difficile, ci proverò e ci metterò il 100%. L’importante è il percorso e gestirlo al meglio».

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