Più vicini con le tecnologie che accorciano il mondo
La comunicazione è tutto per gente lontana da casa, soprattutto se in un ambiente ostile. Per i migranti economici la differenza l’hanno fatta negli ultimi anni anni la telefonia mobile e internet,

Vivo e lavoro in un paese di emigranti, le Filippine. Anche in passato mi sono occupato di persone lontane dal luogo di origine per libera scelta o forzate circostanze. L’esperienza più difficile è stata quella dei rifugiati deportati dall’Australia in Papua Nuova Guinea nel 2013. Li ho seguiti per sei anni, dal 2019 al 2025, insieme a tanti altri volontari, mentre il governo australiano era deciso a negare loro un futuro. La comunicazione è tutto per gente lontana da casa, soprattutto se in un ambiente ostile o imposto contro la propria volontà. Per semplici migranti economici, come quelli che da decenni partono dalle Filippine, la differenza l’hanno fatta negli ultimi venticinque anni la telefonia mobile e internet, prima tramite i semplici servizi e-mail e poi i social media. Alle distanze incolmabili e all’isolamento di mesi e di anni si è sostituita improvvisamente la possibilità di comunicare quasi in ogni momento, non solo per iscritto ma in video, da qualsiasi punto del globo. Se ne sono avvantaggiati la supervisione dei figli rimasti a casa, ancora a scuola o sulla soglia del matrimonio e della vita adulta, la fedeltà coniugale contro il rischio della solitudine e la distruzione del matrimonio, la presenza almeno con un saluto o in streaming a battesimi, prime comunioni, compleanni, feste civili e religiose, insieme alla soluzione di innumerevoli altre questioni di famiglia. Quello che la comunicazione digitale e le dinamiche di intelligenza artificiale fanno in positivo per i migranti è di incalcolabile valore ed efficacia. È vero che nulla sostituisce il contatto diretto e la comunicazione personale, soprattutto nel matrimonio e nella famiglia, ma in caso di forzata distanza le alternative offerte dall’ingegno umano, per quanto parziali, possono solo essere accolte e riconosciute.
D’altra parte, «la magnifica umanità creata da Dio», come Papa Leone si esprime aprendo l’enciclica di cui si è parlato in questi giorni, ha sempre manifestato la sua grandezza nei tentativi e nei successi ottenuti per migliorare la comunicazione. Poco credito viene dato alla varietà e all’incredibile numero di lingue sviluppatesi sul pianeta sin dai tempi antichi e tramandatesi per millenni. Sono vissuto in Papua Nuova Guinea per ventidue anni. All’indipendenza nel 1975 il paese aveva meno di tre milioni di abitanti, ma oltre ottocento lingue. Un caso estremo, ma indicativo. Allo sviluppo dei suoni legati alla voce naturalmente sono seguite nella preistoria le raffigurazioni su pietra o altro supporto reperibile, le storie della tradizione orale, poi quasi ovunque la scrittura per dare visibilità grafica a suoni e concetti, l’arte figurativa più evoluta, fino all’apice del Rinascimento italiano, la stampa su carta in grande quantità, la trasmissione di impulsi elettromagnetici ed ora digitali. La realtà umana è essenzialmente comunicazione. Il pensiero e i sentimenti ne sono le fonti. La riduzione delle distanze (non solo geografiche) e degli ostacoli ne è l’obiettivo. Da alcuni decenni, l’intelligenza artificiale è la nuova frontiera non nel senso di nuovo strumento, ma come mezzo per potenziare quelli già esistenti. Sfrutta il potente supporto digitale binario; prossimamente, pare, quantistico. I vantaggi sono assicurati. I rischi tutti dipendono dal nostro senso di responsabilità per il bene comune; così come delicate questioni di equità e giustizia che ancora rimangono da affrontare.
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