La caccia e la legge “sparatutto”? Valutare. Anche da cristiani

Un lettore segnala i rischi della riforma venatoria all’esame del Senato. Dalle osservazioni delle istituzioni europee alle questioni etiche sollevate dal mondo cattolico, ecco che cosa prevede il disegno di legge e perché divide così profondamente
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June 19, 2026
Caro Avvenire, a circa un anno dalla scadenza della legislatura, la riforma “spara-tutto” arriva in Senato. Il Consiglio d’Europa però chiede informazioni sul disegno di legge che potrebbe essere pericoloso per la fauna, per la biodiversità e anche per l’uomo. Una riforma che scontenta (quasi) tutti.
Gabriele Salini
Caro Salini, il Ddl 1552 presentato dalla maggioranza di centrodestra al Senato – primi firmatari Lucio Malan, Massimiliano Romeo, Maurizio Gasparri e Giorgio Salvitti – si propone di aggiornare la legge 157/1992, modificandone di fatto l’impostazione. Si affianca infatti – secondo i critici, si subordina – la logica della tutela delle specie viventi a quella della gestione faunistico-venatoria. La caccia viene presentata come attività che può concorrere alla tutela della biodiversità e alla gestione dell’ecosistema. Per i promotori, è un cambiamento adatto alla situazione italiana attuale; per i contrari, è un rovesciamento dell’impianto protettivo originario.
Le novità più discusse riguardano il maggiore spazio alle Regioni nella gestione venatoria insieme al ridimensionamento del ruolo dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra); l’ampliamento o la rimodulazione delle specie cacciabili (si è parlato di oca selvatica, piccione e stambecco, ma senza conferme); un uso più ampio di strumenti ottici, termici o digitali; la cancellazione dell’obbligo di scegliere una sola forma di caccia; modifiche sugli appostamenti fissi e sugli Ambiti territoriali di caccia (Atc); e maggiore spazio alle aziende faunistico-venatorie anche in forma imprenditoriale.
Nel complesso, l’effetto percepito sembra quello di un ampliamento degli spazi, degli strumenti e della discrezionalità nella pratica venatoria. Alcune associazioni ambientaliste hanno appunto definito la proposta “sparatutto”. Per capire meglio, bisogna discostarsi dal dibattito puramente politico. Mentre Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia (con poche voci dissenzienti) difendono convintamente la normativa proposta, Elly Schlein ha definito il Ddl «incostituzionale e antiscientifico», sostenendo che rompa l’equilibrio dell’attuale regolamentazione e che violi lo spirito dell’articolo 9 della Costituzione che, ricordiamolo, con le modifiche del 2022, oggi recita: «La Repubblica (…) tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».
Se fosse così, avremmo il paradosso di fare convivere l’accresciuta sensibilità animalista del Paese, che ha portato persino alla revisione della nostra Carta fondamentale, con un passo indietro legislativo per favorire una minoranza di cacciatori. Si stima che quelli attivi siano circa 500mila, a fronte di oltre un milione e mezzo negli anni Ottanta del secolo scorso. Detto questo, non è affatto certo che la riforma comporti davvero la possibilità di cacciare sulle spiagge o in luoghi normalmente frequentati dai cittadini.
Per quanto riguarda l’Europa, le associazioni e il Pd riferiscono di una comunicazione formale della Commissione Ue, datata 18 dicembre 2025, che avrebbe sollevato rilievi sulla caccia fuori stagione, l’uso dei richiami vivi, dei visori ottici e soprattutto la trasformazione del parere Ispra da vincolante a consultivo. Per il mondo venatorio, le perplessità sarebbero invece premature o infondate. Fanno testo a livello continentale le direttive “Uccelli” e “Habitat”, che fondano la tutela della fauna e degli habitat naturali nell’Unione: consentono solo un prelievo venatorio regolato e sostenibile e hanno dato vita a Natura 2000, la più grande rete coordinata di aree protette al mondo.
Inoltre, come lei sottolinea, caro Salini, il presidente del Comitato permanente della Convenzione di Berna sulla conservazione della vita selvatica e degli habitat naturali, promossa dal Consiglio d’Europa, ha inviato al ministero dell’Ambiente una richiesta formale di chiarimenti, chiedendo al governo di dimostrare, sul piano giuridico e scientifico, la compatibilità del Ddl 1552 con gli obblighi assunti dall’Italia. Queste preoccupazioni a livello continentale fanno pensare a una riforma che forse si sta spingendo un po’ troppo in una direzione di diminuita protezione.
Non è fuori luogo considerare che cosa suggerisce la Chiesa in materia. Posto che si mantiene una differenza tra la dignità della persona umana e il valore delle altre creature, tutto il magistero sull’ecologia integrale di papa Francesco è orientato alla responsabilità dell’essere umano e non certo al dominio della nostra specie sulle altre. La caccia di sussistenza, il contenimento ragionevole, la gestione proporzionata di specie invasive o sovrabbondanti sembrano pienamente compatibili con la dottrina sociale cristiana. Sorgono invece dubbi legittimi in merito alla caccia sportiva, soprattutto se aggressiva e indiscriminata, che produce sofferenza inutile agli animali in una logica puramente di svago per chi la esercita.
Insomma, caro Salini, c’è da pensare e ragionare a fondo su questi temi, analizzando in modo oggettivo e sereno le nuove regole in discussione. Perché, come dice Immanuel Kant, seppure le altre creature non avessero diritti propri, noi abbiamo dei doveri indiretti verso di loro, doveri necessari anche per mantenere viva la nostra dimensione morale.

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