In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».
«Il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire»: amo questo verso di Battiato e mi sembra che, oggi, proprio di questo parli il vangelo. Noi, che siamo così bravi a separare le albe dai tramonti, la luce dalle ombre, la morte dalla vita, il grano dalla zizzania, dobbiamo imparare la difficile arte della pazienza, dell’attesa, del guardare il futuro. Imparare a restare nel momento in cui la notte sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato. Come sentinelle vigili e attente. Sì, di questa difficile arte ci parla oggi Gesù, del saper accettare che dentro la storia, e dentro ciascuna delle nostre storie, convivono luci ed ombre, bene e male, grano e zizzania e i confini tra l’uno e l’altra sono indefiniti. Scivolano l’uno nell’altro, a volte giocano tra loro e ci confondono. Altre volte invece siamo così certi della netta separazione tra queste due parti che ci affrettiamo a erigere muri per evitare contaminazioni, a voler sradicare ed estirpare per allontanare quel che ci fa paura: l’ombra, il male, la debolezza. Il tutto nel mito di un’impossibile purezza, nella illusione che la felicità arriverà quando tutto sarà finalmente perfetto. Problema risolto. A posto con la coscienza. «Lasciate che crescano insieme», così ci dice invece oggi Gesù, e quel «insieme» mi turba, mi spiazza perché io vorrei vedere solo il grano e quella zizzania messa là, disturba non solo la mia vista, ma l’immagine che ho di me stesso, il mio orgoglio. Impaziente e precipitoso non riesco a concepire che possano stare insieme, convivere tranquillamente fino al momento della mietitura. Chiede tempo Dio. Non tocca a me anticipare il giudizio: il tempo del raccolto non è il mio oggi. Al momento giusto poi ogni cosa troverà il suo posto. «Ogni inizio è solo un seguito, e il libro degli eventi è sempre aperto a metà», scrive Wislawa Szimborska: noi vediamo solo una pagina, Dio vede invece che il libro è ancora alla sua metà, che c’è ancora tutto un finale da scrivere. Ecco perché attende, ecco perché non strappa subito la zizzania. La storia, la mia, quella di ciascuno, per Lui è sempre aperta a metà e per me, per ciascuno, Lui sogna un gran finale.
(Sap 12,13.16-19; Sal 85; Rm 8,26-27; Mt 13,24-43)
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