Visto che da noi allenano sempre i soliti, il mister italiano scappa all'estero

Esiste un "monopolio" delle panchine in A e in B. Farioli campione con il Porto non ha mai allenato in Italia. Davide Ancelotti, dopo i Mondiali da vice di papà Carletto ct del Brasile, allenerà il Lilla
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June 2, 2026
Visto che da noi allenano sempre i soliti, il mister italiano scappa all'estero
Da sinistra: Il tecnico Davide Ancelotti, vice ct del Brasile e futuro allenatore del Lilla, il difensore brasiliano Danilo e il ct della Seleçao, papà Carlo Ancelotti (AFP)
Nella Repubblica fondata sul pallone la festa è già finita. Ma per “chi del calcio si intende”, canta Lucio Dalla, ci sarebbe ancora l’ultimo party stuzzicante: finale di ritorno dei playoff per la promozione in B, Ascoli-Brescia, domenica 7 giugno. Poi la tregua, fino al 23 agosto. Intanto c’è una Nazionale tutta da ricostruire, al momento affidata alle cure del “supplente” verace, Silvio Baldini, ct dell’Under 21. Dall’11 giugno, fino al 19 luglio, ci sarebbe anche un Mondiale da seguire, come spettatori, il terzo di fila in poltrona, perché noi non ci saremo. E per trovare un italiano sui campi iridati di Usa, Messico e Canada 2026 bisogna andare a sbirciare sulle panchine delle altre selezioni: quella del Brasile, dove troviamo Carletto Ancelotti, quella della Turchia in cui siede Vincenzo Montella e infine quella dell’Uzbekistan del Pallone d’Oro del 2006, Fabio Cannavaro. Vent’anni fa il calcio azzurro a Berlino saliva sul tetto del mondo, adesso è sceso nel sottoscala persino d’Europa (eliminati dalla Bosnia). Il calcio è come la vita, è fatto di cicli ma anche, si spera, di vichiani corsi e ricorsi storici.
Il calcio italiano è in crisi profonda e all’Edicola di via Ressi degli argentini oriundi Carlos e Adriana, ultimo vero Bar Sport milanese, con mister Luigi Balestra (storico collaboratore tecnico di Fabio Capello) e la memoria di cuoio della Gazzetta dello Sport Nino Minoliti, si discuteva del “monopolio” delle panchine italiane. Da anni ormai allenano sempre i soliti noti, quelli con il procuratore giusto che puntualmente riesce sempre a piazzare il proprio assistito, anche quando arriva da annate disastrose e magari con uno score di tre retrocessioni consecutive. Su 50 panchine a disposizione, tra Serie A e B, il ricambio è scarsissimo. Una volta la gavetta pagava e chi era riuscito a fare bene con i ragazzi della Primavera in automatico aveva la chance di passare alla prima squadra, senza essere scavalcato dall’esterno. Scenari da trapassato remoto. Unica eccezione di questi tempi avari di simili automatismi tradizionali è stato Chivu, che però per tornare all’Inter è dovuto passare dal test di Parma e poi ottenere il via libera alla Pinetina, con non poche discussioni dirigenziali sulla scommessa avanzata e per fortuna vinta dal pallone d'oro dei presidenti, "MBeppè" Marotta.
Chivu si è “laureato” allenatore con patentino Uefa a Coverciano, ma fa parte comunque dello “stranierificio” imperante del nostro torneo, dove ancora i tecnici non italiani sono la minoranza, rispetto all’oltre il 60% dei calciatori tesserati che sbarcano ad ogni mercato dall’estero. Chi del calcio si intende, potrebbe dire che comunque il mister straniero alla fine paga e anche parecchio: Chivu ha vinto scudetto e Coppa Italia con l’Inter e il miglior calcio, oltre che il miglior risultato dati causa e pretesto, l’ha raggiunto Fabregas con il suo Como da favola che la prossima stagione debutterà in Champions. In B il miglior calcio si è visto a Catanzaro e il suo allenatore, Alberto Aquilani, è uno che potrebbe fare la fine di De Zerbi, il più amato da Pep Guardiola, che siccome nessuna grande l’ha mai preso in considerazione sta girando l’Europa, da Brighton a Marsiglia e ora al Tottenham che ha appena salvato dalla retrocessione. Nella storia del nostro calcio non si è mai visto un periodo come questo con così tanti allenatori italiani con la valigia in mano, ingaggiati, per fortuna da società e nazionali straniere.
Francesco Farioli, classe 1989, ex preparatore dei portieri a Benevento e Sassuolo (con De Zerbi) è uno che in Italia non ha mai allenato. Apprendistato in Turchia (Fatih e Alanyaspor) una stagione magica al Nizza e poi dopo aver perso all’ultima giornata il titolo olandese con l’Ajax si è rifatto al Porto che, alla faccia di Mourinho manager del Benfica, ha portato alla conquista della Primeira portoghese. Neanche Alessio Lisci, romano, 41 anni, sa cosa significhi guidare una squadra italiana (si è fermato agli esordienti della Lazio) ma nel frattempo si è fatto un nome in Spagna con il Levante, il Mirandès e nell’annata appena conclusa portando l’Osasuna alla salvezza nella Liga. Il figlio d'arte Davide Ancelotti per mettersi in proprio come allenatore in prima è finito in Brasile, al Botafogo: 6° posto ed esonero (anche Lisci è stato esonerato) ma adesso lo aspettano al Lilla per la sua prima avventura su una panchina europea. Prima però, ad Ancelotti jr toccherà un mondiale da vice ct del Brasile, sempre al fianco di papà Carlo, il quale resta il totem, il capofila dei tanti ct italiani all’estero.
Oltre ai già citati Montella e Cannavaro, non dimentichiamo infatti la nutrita colonia tricolore dei nostri mister all’estero composta da Marco Rossi, da otto anni ct dell’Ungheria, Rolando Maran appena assunto dall’Albania, Paolo Nicolato che da ex ct della nostra Under 21 è passato alla guida della Lettonia. E ancora Stefano Cusin ct della piccola selezione delle isole Comore, mentre l’ex collaboratore tecnico di Sinisa Mihajlovic, Emilio De Leo, è andato a cercare fortuna nell’isola di Malta. Riusciranno i nostri eroi, emigrati più o meno felicemente dalla madrepatria, ad ottenere un giorno un contratto anche in A o in B, ma pure in C? Finché da noi vige il “monopolio” delle panchine, la risposta è già scritta: è impossibile.

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