domenica 23 dicembre 2018
La sera della vigilia andavamo alla Messa di mezzanotte. Un figlio per mano, uno in braccio, una in passeggino: infagottati in cappotti e sciarpe, gli occhi scintillanti nella grande attesa.
La chiesa era già affollata. Il profumo d'incenso nella penombra della navata, dalla sacrestia l'eco di canti. La Messa non era ancora cominciata e già i due più piccoli si erano addormentati: più pesanti fra le braccia, nell'abbandono del sonno. Il maggiore, sei anni, ben sveglio invece - perché quella notte Qualcuno doveva venire.
La sua ansia infantile mi contagiava. Tornavo la bambina che la vigilia non riusciva a dormire, tesa a cogliere il segreto segnale dello straordinario, che doveva accadere.
Cantavano «Tu scendi dalle stelle», alla fine, i fedeli che sciamavano fuori dalla chiesa. La notte fredda e secca sapeva di neve. Mettere a letto i tre, guardarli addormentati. Ma noi due, ora, si aveva da portare i regali in soggiorno, e da montare il teatrino nuovo, e la cucinetta; con quella vite maligna che non voleva saperne di girare, alle due di notte. Dormire quattro ore: all'alba i tre, impazienti, in pigiama, a tirarci giù dal letto. Lo scintillio dei doni diceva che lo straordinario visitatore era venuto. Anche per me, che mi lasciavo cadere nel pozzo di stupore felice di quegli occhi.
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