venerdì 5 luglio 2019
La "cultura del narcisismo" di cui Christopher Lasch constatò il trionfo in un libro del 1979, guardando all'immane fallimento delle illusioni di poter contribuire a «cambiare il mondo» (Marx) e a «cambiare la vita» (Rimbaud), nell'immane sconfitta di tutte le speranze proposte dalle e alle umane collettività e al risultato di chiusura dei singoli in un "io minimo" estraneo a qualsivoglia utopia, mi sembra che abbia in Italia un colore suo proprio, collegandosi con l'antica morale del "particulare" analizzata dal Guicciardini nei primi decenni del Cinquecento. Non sto a rileggere il grande fiorentino né il suo rivale Machiavelli, ma, se ricordo bene, Guicciardini aveva le sue ragioni nel dire come, per il raggiungimento di ideali morali e sociali, di ideali collettivi, di dovesse tenere assolutamente conto degli interessi "particolari" degli individui e dei gruppi. Altrimenti i grandi ideali reggono poco, pochissimo... O niente. Il "particulare" come lo abbiamo conosciuto (e praticato! chi più e chi meno) nel corso degli ultimi decenni è piuttosto quello assolutamente cinico denunciato, per esempio, da Leo Longanesi, che si constatava nel 1945 o '46
«conservatore in un Paese in cui non c'è nulla da conservare» e che proponeva di sostituire allo stellone dei Savoia, sul tricolore della nuova nazione repubblicana, la scritta "Tengo famiglia"! I valori collettivi, sapevano o dicevano i vecchi alla Gobetti e alla Salvemini ma anche, al tempo della Costituente, alla Parri e alla Moro, si urtavano in Italia contro la storia e l'antropologia di una nazione che non aveva fatto una Rivoluzione borghese e non aveva vissuto una Riforma religiosa ma invece una Controriforma. La morale popolare, tra un dominio e un altro, si era trincerata in Italia nel minimo della sopravvivenza, e «Francia o Spagna purché se magna» fu un modo di dire di costernante minimalismo. Ne è rimasta, imperitura, la constatazione fatta propria dai movimenti politici del dopoguerra, che i diritti contano infinitamente più dei doveri... Si guarda oggi con infinita amarezza all'assenza o quasi dei movimenti e alla miseria del dibattito politico, constatando come gli adattamenti agli ideali dello sviluppo dei laici come dei cattolici, della sinistra come del centro e della destra, abbiano finito per respingere la morale comune del nostro popolo a quelle del narcisismo e del "particulare" congiunte, e che ci sembrano oggi ugualmente meschine ed egoistiche, ma soprattutto imbecilli e masochistiche perché prive assolutamente di uno sguardo razionale su dove stiamo andando accettando tutto quello che questo sistema socio-economico-culturale ci propone anzi ci impone. Vivendo alla giornata, secondo il «Francia o Spagna eccetera». Non ci sono nessuna ragione e nessuna visione, nel nostro pensare e nel nostro agire.
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