giovedì 10 ottobre 2019
Leggo di quei due bambinetti uccisi dalle loro madri: un maschietto di 4 mesi nel Beneventano, l'altro con il cordone ancora attaccato, nei pressi di Merano. Due episodi quasi identici nel giro di 24 ore.
Penso a quei piccoli e penso anche a quelle donne che si sono uccise come madri, all'inferno in terra che sarà la loro vita e dal quale non avranno via di fuga.

Il gesto di Medea, la madre che uccide i propri figli, ci intrappola in un pauroso gioco di specchi e di identificazioni: con il bambino inerme nelle mani della madre - lo siamo stati tutte e tutti - e con la madre (quelle fra noi che lo sono).
L'amore che può convertirsi in odio, certi fantasmi che ci hanno abitate e che abbiamo saputo tenere a bada. La «sarabanda infernale» - Donald Winnicott - che è la relazione tra la madre onnipotente e il bambino che dipende da lei, intreccio ambivalente di adorazione e terrore, accudimento e violenza.
La relazione tra due che per lungo tempo resteranno un unicum comporta una contrattazione continua, che tuttavia quasi sempre va a buon fine.
Se c'è una notizia che dovremmo dare ogni giorno è questa: di quelle ragazze che fanno spazio in se stesse per darne al bambino, e che con straordinaria competenza lo nutrono, lo svezzano, gli insegnano a camminare e a parlare.
Quasi sempre riesce, il miracolo è qui. Non lasciamoci incantare dal male.
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