sabato 17 gennaio 2004
C'è una pozza di sangue tra te e me./ Mio Dio, chi l'ha versato?/ Chiunque sia stato,/ caro, è sangue sprecato./ Ma io so che l'amore/ mio, se mi aprirai le braccia,/ potrà vederlo asciugato./ Vieni, non tardare. S'intitola "La giovane ebrea al suo amato musulmano" ed è una poesia inserita nella piccola raccolta Parlate (ed. Interlinea) del nostro maggior poeta vivente, Mario Luzi. Vogliamo evocare questi versi proprio nel giorno che la comunità cristiana dedica alla riflessione sulle radici ebraiche della nostra fede cristiana. Purtroppo, però, entrare nell'orizzonte del dialogo interreligioso vuol dire anche riconoscere tutti i silenzi o le urla, i sospetti e i rigetti, significa anche calpestare le pozze di sangue che ieri e oggi costellano il terreno sul quale insieme camminiamo. È ciò che dichiara la protagonista ebrea al suo amato musulmano (e nella raccolta poetica di Luzi c'è anche un altro testo parallelo intitolato Giovane musulmano alla sua amata ebrea). Le religioni, che dovevano essere simili a un arcobaleno multicolore di pace, si sono trasformate spesso nel drago rosso dell'Apocalisse, una forza oscura assetata di sangue. È "sangue sprecato" che - come suggerisce Luzi - può essere asciugato solo aprendo le braccia del dialogo. Sì, quelle braccia proiettate nello scontro possono spalancarsi a un abbraccio. È per questo che, a partire da oggi, le Chiese cristiane celebrano una settimana di preghiera per l'unità, la conoscenza, l'amore tra le varie confessioni religiose, lasciando alle spalle le recriminazioni, calpestando i fondamentalismi, facendo dissolvere le opposizioni, nella speranza che si compiano le parole dell'Apocalisse: «Dio dimorerà tra di loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio-con-loro e tergerà ogni lacrima dai loro occhi» (21, 3-4).
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