venerdì 21 settembre 2007
La natura non è altro che una poesia enigmatica.
Eccoci ancora una volta davanti all'autunno. Sì, è vero che le stagioni non sono più come quelle di una volta e le ragioni ci vengono costantemente spiegate; tuttavia è indubbio che il flusso della natura, anche se con ritmi diversi, procede e replica le sue fasi fondamentali. C'è, però, sempre nel creato ma anche in noi stessi (appunto la natura umana) qualcosa di indecifrabile, proprio come osserva il celebre pensatore cinquecentesco francese Michel de Montaigne nella frase che ho desunto dai suoi Saggi, un'opera spesso ospitata nel nostro riquadro. La stessa Bibbia era convinta che «i cieli narrano la gloria di Dio» (Salmo 19) e che «dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l'autore» (Sapienza 13, 5).
Eppure c'è sempre qualcosa di enigmatico che ci impaura o ci sconcerta e la stessa armonia che si può scoprire nel creato non necessariamente rivela a tutti il suo autore, tant'è vero che ci sono scienziati credenti e atei. Pascal, altro grande pensatore francese, nei suoi Pensieri andava oltre e di fronte alla bellezza e alla stravaganza del creato dichiarava: «La natura ha delle perfezioni per mostrare che è l'immagine di Dio, ma ha anche dei difetti per mostrare che ne è solo l'immagine». Ecco, dunque, l'atteggiamento giusto da tenere: da un lato, essere in contemplazione della creazione nelle sue mirabili manifestazioni, nella sua funzione "materna", nella sua potenza, ma anche non adorarla come una realtà divina e intangibile. Rispettarla e amarla nel suo mistero ma anche conoscerla, «coltivarla e custodirla» (Genesi 2, 15).
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