giovedì 26 gennaio 2023
Del dipinto “Giocatori di scacchi” di Gerolamo da Cremona, conservato al Metropolitan Museum of Art di New York, colpisce una particolarità. Sebbene il quadro raffiguri una partita a scacchi tra uomini e donne, dunque, se pure ludico, un fronteggiamento, nessuna delle figure rappresentate sfida l’altra guardandola negli occhi. Lunari, pallidi e pieni di malinconia, giocatori e giocatrici non si incrociano, mancano l’incontro, e proprio nel loro non guardarsi sta la magia di questo ritratto di gruppo. La scacchiera è lì come pretesto, occasione non già di uno sfuggirsi, quanto di un mettere in scena la complessità del mancato confronto occhi negli occhi. Protagonista è quel non vedersi; protagonisti gli sguardi, che evitandosi raccontano il dialogo monco, l’afasia. “Una partita a scacchi” è anche titolo della seconda sezione de La terra desolata di T.S. Eliot, quelli anche versi di non comunicazione. «Parlami / Perché non parli mai? / Parla / A cosa stai pensando? Pensando a cosa? A cosa? Non lo so mai a cosa stai pensando. Pensa». A secoli di distanza, pittura e poesia convergono nell’immaginare la stessa partita persa in nome della fatica di guardarsi in viso. Stessa melodia incompleta, per come non riesce e fallisce quel dialogo frontale che è base di ogni scambio, tra generi, e persone. © riproduzione riservata
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