domenica 2 gennaio 2011
Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita. Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori. Posso, però, ascoltarli e dividerli con te. Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro; però, quando serve sarò vicino a te. Non posso cancellare la tua sofferenza; posso, però, piangere con te. Non sono gran cosa, però sono tutto quello che posso essere.

Lo confesso: sono emozionato mentre scrivo queste righe destinate a uno spazio che ho occupato per ben quindici anni e che ho abbandonato per un triennio. Il ritorno, dopo un'assenza e un'attesa, ha in agguato il rischio della delusione. Tanti lettori mi hanno accompagnato in passato, assuefacendosi alle mie parole, al mio stile, ai miei pensieri. E il ricordo riesce ad avvolgere tutto in un'aureola di fascino, quasi di magia. I contorni sfumano e diventano morbidi e, come canta Desdemona nell'Otello di Verdi, «è dolce il mormorare insieme: Te ne rammenti?».
Oggi, invece, è davanti a voi una ripresa: essa comporta una parola netta, idee immediate, immagini esplicite e forse scontate. È per questo che ho voluto quasi mettere avanti le mani, in una sorta di autodifesa o di giustificazione. E l'ho fatto con le bellissime frasi di uno scrittore che amo, Jorge Luis Borges. Sì, non saprò dare soluzioni o risposte decisive; non potrò incidere nell'esistenza di chi mi leggerà; non riuscirò ad asciugare lacrime e a riportare sorrisi. Potrò essere solo " per i pochi minuti della lettura di queste righe " un compagno di viaggio che condivide le stesse domande, che partecipa alle stesse esperienze di dolore e di gioia, che dubita, teme, spera e talora forse anche dispera. È vero: «non sono gran cosa», come non lo è il «Mattutino» che da oggi per un anno leggerete. Ma cercherò di essere con voi «tutto quello che posso essere».
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