giovedì 2 novembre 2017
Alcuni hanno visto i prodromi dei regimi totalitari del Novecento nella Repubblica di Platone, o ancora nell'Utopia di Tommaso Moro e nella Città del sole di Campanella. Per avvicinarsi ai nostri tempi, negli scritti di Marx o in quelli di Gobineau. Ma sorprenderà trovarne le tracce in un testo poco conosciuto, il terzo dei Dialoghi filosofici di Ernest Renan, l'autore di una controversa e discutibile Vita di Gesù. È uno scritto del 1874 e uno dei protagonisti, un certo Théoctiste, espone quali devono essere i princìpi del futuro Stato totalitario, connotato non solo da un regime di polizia, ma da un'impronta prettamente scientista. Il mondo infatti sarà governato non dai «re filosofi» ma dai «tiranni positivisti». Lo scopo dell'utopia di Renan non è di realizzare l'uguaglianza, ma di creare dei superuomini: «La grande opera – vi si legge – si compierà con la scienza, non con la democrazia». Per farsi obbedire dai cittadini lo Stato scientista deve dotarsi di uno strumento adeguato: il terrore. Che porta con sé la creazione di campi della morte e di corpi speciali, «macchine obbedienti libere da ripugnanze morali e pronte a ogni ferocia». Come non vedere in questi individui i progenitori delle Ss o della Ceka, la polizia sovietica? E persino dell'esercito di stormtrooper di Star Wars?
L'inquietante scenario di Renan viene ricordato in quella che considero l'opera recente più importante dedicata ai totalitarismi: Memoria del male, tentazione del bene. Uscita in Francia nel 2000 e in Italia da Garzanti nel 2001, è stata scritta da Tzvetan Todorov, il noto critico letterario di origine bulgara da poco scomparso che nel corso della sua attività intellettuale si era fatto sempre più storico e filosofo. Il taglio del libro è assai originale: Todorov analizza tutte le facce possibili degli orrori del secolo scorso ma racconta anche le vicende di donne e uomini che hanno saputo opporsi, come Margarete Buber-Neumann, incarcerata due volte, prima dai comunisti in Urss poi dai nazisti in Germania, o Germaine Tillion, arrestata per i suoi legami con la Resistenza francese dopo essere stata denunciata da un prete, deportata a Ravensbruck, sopravvissuta ai lager e poi impegnata nel dopoguerra in Algeria per favorire la pace e il dialogo con l'islam.
Lo studioso enumera le vittime delle grandi ecatombe del '900: dagli 8 milioni e mezzo di morti della prima guerra mondiale sui fronti del conflitto, e quasi 10 nella popolazione civile, al milione e mezzo del genocidio armeno, per venire alla Russia sovietica: 5 milioni di morti nella guerra civile del 1917 e nella carestia del 1922, seguiti dai 4 milioni della repressione e da altri 6 nella carestia organizzata del 1932-33. Ancora, la seconda guerra mondiale: più di 35 milioni di vittime nella sola Europa, cui si aggiunge lo sterminio degli ebrei, degli zingari e degli handicappati mentali (più di 6 milioni).
Parti notevoli della sua analisi toccano il confronto fra nazismo e comunismo, le loro incredibili somiglianze e le differenze. Tra queste ultime il sogno che ha rappresentato il comunismo per tante generazioni: la creazione in terra di una società dell'uguaglianza. «Ma la società comunista è ben lontana dall'essere una società egualitaria e il regime sovietico molto più menzognero, illusorio, teatrale del regime nazista». Allo stesso modo, egli rileva che «mentre Kolyma e le isole Solovki sono l'equivalente russo di Buchenwald e Dachau, non c'è mai stata una Treblinka in Unione Sovietica», il che sta a significare che la creazione di lager destinati esclusivamente allo sterminio è una peculiarità tedesca. Ma è altrettanto vero che «provocare con la fame la morte di milioni di persone è a sua volta un atto orribile». Gli abitanti dei gulag si spegnevano dopo mesi di stenti, freddo o malattia.
L'evento centrale del secolo scorso è per Todorov «la comparsa di un nuovo male, di un regime politico inedito, il totalitarismo, che al suo apogeo ha dominato buona parte del mondo, che oggi è scomparso in Europa ma per nulla in altri continenti e i cui strascichi restano presenti in noi». Con l'aggiunta dell'incubo evocato da Renan, l'utopismo scientista dovuto oggi alle manipolazioni genetiche, per evitare il quale «le democrazie non hanno il diritto di ignorare il bisogno di trascendenza insito nell'uomo, a rischio di mettere la loro esistenza stessa in pericolo».
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