Laurenti, Lu Xun e lo specchio della Cina
venerdì 7 maggio 2021
Per l'editore Aragno, nella collana diretta da Andrea Cortellessa, è uscito un originalissimo piccolo libro (pagine 164, euro 15,00) che ne contiene due. La sua prima parte (che se si sfoglia a rovescio diventa la seconda) è intitolata Cina silenziosa e contiene una breve antologia a cura di Carlo Laurenti di scritti di Lu Xun, il maggiore scrittore cinese del Novecento, nato nel 1881 e morto nel 1936. La sua seconda parte è una anomala autobiografia culturale, attraverso Lu Xun, dello stesso Laurenti, sinologo che rifiuta o evita la qualifica di sinologo per spirito antiaccademico, anarchico e, come poi si capisce, taoista: essendo il taoismo la religione o filosofia o saggezza di minoranza opposta al confucianesimo sociale e politico, fisiologicamente legato al potere e alle sue ortodossie. Il cortocircuito centrale, l'anima del libro di Laurenti, è quello che fa incontrare Lu Xun e Zhuangzi, che dopo Lao-tzu è il maggior classico taoista, vissuto tra il quarto e il quinto secolo avanti Cristo. Lu Xun ha scritto un certo numero di racconti, poche poesie, ma è soprattutto un saggista indifferente ai generi. Appena ventenne andò a studiare medicina in un Giappone che all'inizio del Novecento era già molto occidentalizzato. Quando passò dalla medicina alla letteratura, sentì subito il bisogno di evadere dalla cultura cinese, ma con lo scopo di parlare più lucidamente e realisticamente della Cina. Imparò e disse che si doveva imparare dagli scrittori e dai critici letterari stranieri, soprattutto europei e russi. Il suo stile parlato è un meraviglioso esempio di naturalezza, schiettezza, misura e duttilità, anche se nella situazione storica in cui scrisse, Lu Xun scelse spesso la tagliente ironia della satira, sia contro la tradizione conservatrice cinese, in cui il popolo è muto, che contro le avanguardie letterarie e i falsi rivoluzionari. Del rapporto fra Lu Xun e il taoismo di Zhuangzi parla Laurenti, dicendo che se ne è perlopiù taciuto. La prima ragione è che Zhuangzi ha sempre avuto cattiva fama in quanto figura scomoda «per tutte le confraternite culturali, ideologiche e di potere che si sono succedute in Cina negli ultimi venti secoli». Ammirato per la sua eccellenza letteraria, Zhuangzi è stato sottovalutato per la sua dissacrante ironia nei confronti dell'ordine costituito. Il suo taoismo politico ripreso da Lu Xun non è individualismo aristocratico, è piuttosto una «artigianale tecnica di resistenza» all'aggressività di chi, oggi come ieri, ha il potere o lo vuole.
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