La mia vita un lockdown senza fine
giovedì 17 febbraio 2022
Tra la metà e la fine di gennaio due delle persone che mi seguono, un fisioterapista e un'operatrice sanitaria, sono risultate positive al Covid. Di corsa mi sono stati fatti vari tamponi, sia rapidi che molecolari. Negativi, per fortuna. Certo, sarebbe bello sapere che succederà col Covid. Ma pare assodato che non si saprà. Almeno non quest'anno. Il brutto è che ogni giorno si legge di tutto, e subito dopo il contrario di tutto, e non si tratta né di cattiva informazione né di essere pro o contro il vaccino. Il problema, molto più terra terra, è quello di decidere a chi e a cosa credere. Chi ci capisce è bravo, ma l'amara verità è che nessuno ci capisce granché.
Qualcuno potrebbe dire: ma a te...? In effetti, essendo io costretto a una sorta di lockdown forzato e permanente a causa della Sla, la cosa potrebbe interessarmi poco. Se non fosse che intanto mi preoccupo per la moglie e le figlie, e poi perché con la girandola di tredici persone che ogni settimana – visitatori esclusi – entrano in casa per l'assistenza (infermiere, operatori sanitari, fisioterapisti...) qualche motivo per cercare di capire cosa succederà con la pandemia ce l'ho, eccome.
Mi dovessi beccare il Covid, per me sarebbero guai molto grossi. Molto probabilmente fatali. La mia vita è, alla lettera, appesa al filo della responsabilità altrui. Un'altra fisioterapista che da cinque mesi – da agosto – veniva due volte a settimana, a un certo punto è sparita all'improvviso. Pochi giorni prima di Natale abbiamo saputo che la cooperativa che eroga i servizi di assistenza l'aveva allontanata perché non era vaccinata, e non voleva neppure fare i tamponi.
Non so se sia giusto lasciare senza lavoro le persone che non si vogliono vaccinare. O meglio, una mia opinione ce l'ho, ma non è questo il posto per parlarne. Quel che so per certo, e che vedo, sono i salti mortali, e i sacrifici, che fanno mia moglie Cri e Giulia e Camilla, le nostre figlie (che, dovendo lavorare, si massacrano di tamponi, pagandoli di tasca propria) per cercare di tutelarmi il più possibile, o per quanto è possibile. Sono totalmente esposto e indifeso, loro lo sanno bene. Camilla il 2 gennaio era andata a cena fuori con alcuni amici; il giorno dopo ha saputo che uno di loro era positivo al Covid, ed è scappata letteralmente di casa, per andare a fare la quarantena in un posto più sicuro. Più sicuro per noi, madre e padre. Ricomparendo solo dopo una settimana, all'esito negativo del molecolare. Capite ora perché mi interessa sapere che succederà col Covid?
(67-Avvenire.it/rubriche/Slalom)
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