venerdì 25 luglio 2003
L'arco non può sempre star teso, né la fragilità umana può resistere senza qualche legittima ricreazione. Ho lasciato giacere qualche mese questa citazione che mi è stata suggerita da un lettore di Siracusa: egli l'attribuiva a Miguel de Cervantes ed effettivamente l'ho ritrovata nel capolavoro di questo scrittore del '500 spagnolo, il Don Chisciotte. Rispolvero ora la frase perché ben s'adatta al periodo che ormai ci sta di fronte, il classico e codificato tempo delle ferie. L'arco non può essere in tensione permanente; è giusto, perciò, avere un rallentamento nell'azione, nella tensione quotidiana. Tutto questo è ovvio, più arduo è saper vivere il riposo. Per molti, infatti, la vacanza è ben più stressante dell'attività lavorativa: basta solo avviarsi per le strade di uno dei tanti centri marittimi delle nostre coste per rimanere frastornati e rimpiangere quasi Milano o Torino o qualche altra metropoli "lavorativa". Per altri, invece, riposare significa il vuoto, il far nulla in senso stretto e si può già immaginare quanto sia trista una simile catalessi. L'otium dei latini era, in realtà, colmo di vitalità, di lettura, di pensieri, di ricerca. Per altri ancora le ferie sono l'occasione solo per cambiar tipo di lavoro, come diceva lo scrittore francese Anatole France: «L'uomo è così fatto che può trovare riposo a un tipo di lavoro soltanto dedicandosi a un altro». Ebbene, cerchiamo, sì, di allentare l'arco per avere spazio per l'anima e per il corpo, ma anche facciamo in modo di non lasciarlo per terra, abbandonandolo alla polvere.
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