venerdì 9 ottobre 2015
Leggendario: è questo l'aggettivo usato più spesso per definire Juan Rulfo (1918-1986), che dopo aver pubblicato soltanto un breve libro di racconti e un breve romanzo è diventato un classico della letteratura messicana. Nonostante l'atmosfera stregata in cui si svolgono le sue storie, la qualifica di iniziatore della narrativa fantastica latino-americana, è una generica forzatura. Rulfo è non meno realistico che fantastico. Si tratta solo di intendersi sul termine realtà. Non dovunque, non in tutte le società e culture la realtà è uguale a se stessa. Sia nei racconti rurali di Pianura in fiamme (1953) che nello sconcertante labirinto di Pedro Paramo (1955) si vive una realtà implacabilmente materialistica e deterministica, eppure razionalmente sfuggente.Scrittore che, come è stato detto, constata il fallimento sociale della rivoluzione messicana di primo Novecento, Rulfo libera la narrativa da un realismo univoco e retorico. In lui anche le apparenti mitizzazioni hanno una funzione critica: mostrano una realtà messicana come intreccio di leggende e dicerie, di superstizioni che diventano fatti, di destini che si ripetono circolarmente secondo misteriose leggi di necessità. In nessun personaggio agisce un libero arbitrio. È la libertà a essere un mito, mentre la realtà, passo dopo passo, gesto dopo gesto, si mostra ogni volta e senza scampo fatale. La magnetica concisione stilistica di Rulfo non fa che constatare con desolata fedeltà che la logica dell'incubo riesce a sopraffare quella della storia, perché (non solo in Messico) è la storia a essere un incubo. Con una prefazione esauriente – direi, ispirata – di Ernesto Franco, compare ora da Einaudi anche Il gallo d'oro (traduzione di Paolo Collo, pagine XII+84, euro 14,00), racconto lungo che Rulfo disse di aver distrutto dopo averne ricavato un soggetto cinematorgrafico che fu respinto. L'ho ricevuto con un brivido, perché ero convinto che di questo silenzioso e laconico scrittore dopo i due primi libri non ci fosse altro da leggere. Pur non essendo all'altezza delle precendenti, anche questa storia ipnotizza, commuove e lascia sgomenti. Le fiere di paese, le scommesse sulle lotte fra galli, i tavoli da gioco, gli spazi desolati, le canzoni più melanconiche, la sorte che dà e toglie, la bellezza e la passionalità femminile. E infine, ognuno nel labirinto della sua solitudine, i personaggi di Rulfo non si incontrano mai.
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