I motivi di un’agiografa in un post vocazionale
domenica 28 maggio 2023
«Scrivi bene, ma il mondo cattolico non è così rilevante nell’editoria. Potresti pubblicare un romanzo senza parlare di Dio e cercare una casa editrice laica. Secondo me avresti successo...». A raccontare, in un suo post su “Korazym” (bit.ly/3WEPbWf), di aver ricevuto questo suggerimento è Cecilia Galatolo, giovane autrice di romanzi agiografici. In veste di consulente editoriale, una non meglio identificata «amica che si intende di libri», lettrice e autrice nonché curatrice «con amore e dedizione» di una pagina Instagram. La lapidaria sentenza sulla rilevanza del «mondo cattolico» nell’editoria va comunque illuminata con le articolate analisi di esperti del comparto come Giuliano Vigini, che ne ha scritto anche recentemente qui su “Avvenire” (bit.ly/43yKAXT), mentre le conseguenze che ne vengono tratte sono certo opinabili: non mi risulta che le case editrici «laiche» respingano i romanzi in cui «si parla di Dio». Per fortuna la Galatolo non si lascia mettere in crisi dall’amica, ma al contrario ne trae occasione per rinsaldare le proprie motivazioni. Marchigiana, 31 anni appena compiuti, laurea in Comunicazione sociale istituzionale della Chiesa, sposa e madre, ha già al suo attivo molti titoli, tra cui il più noto è “Sei nato originale, non vivere da fotocopia” (Mimep Docete 2017): frase che ha portato fortuna a lei ma anche a Carlo Acutis che ne è co-protagonista, contribuendo a renderlo popolare già prima che fosse beatificato. In Rete questa autrice ha un sito personale (bit.ly/439cU3f), una pagina Facebook e un account
Instagram, oltre a collaborare regolarmente con “PuntoFamiglia.net” (bit.ly/3C0mXvC). È un vero e proprio racconto vocazionale, autobiografico, quello al quale il consiglio «non parlare di Dio» fa da pretesto. Galatolo ripercorre i dubbi dell’adolescenza, la scelta di studiare giornalismo e teologia a Roma, l’incontro «più sorprendente e felice» di tutta la sua vita con Gesù eucaristia e quello con il futuro marito, attratto dalla limpidezza della testimonianza. E soprattutto la scelta di scrivere storie di credenti, confortata dalla risposta dei lettori: «Per me è il segno che Gesù mantiene le promesse. Non ho bisogno di avere più successo, di vendere di più. Alcune persone mi scrivono che leggendo i miei libri ritrovano la fede. Che ti importa, a quel punto, della fama?». © riproduzione riservata
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