Due parole online su Halloween: domande tra storia e pedagogia
mercoledì 26 ottobre 2022

Più di nove milioni di persone «stanno pubblicando contenuti al riguardo» di Halloween, mi dice Facebook nel momento in cui lo interrogo con il relativo hashtag. Nel conseguente tripudio di post a forma di zucca (perlopiù a sfondo commerciale) che si riversa sullo schermo del mio notebook distinguo due firme che conosco e apprezzo: sono il segno che l’approssimarsi della data del 31 ottobre continua a interpellare l’infosfera ecclesiale.

A Lucia Graziano, “Aleteia Plus” ( bit.ly/3gtRWsb ), ha assegnato un compito divulgativo. Lo affronta con il passo sicuro della storica e il background dei numerosi post già dedicati ad Halloween nella sua lunga carriera di blogger (cercando Halloween sul suo “Una penna spuntata” si trovano una cinquantina di post). L’autrice risponde a sei FAQ, immaginando che provengano da genitori cattolici titubanti su come accompagnare i figli quel giorno: si va dalle origini della festa al perché si intagliano le zucche, e dal rapporto tra Halloween e le streghe alle radici della domanda «dolcetto o scherzetto?». Il tutto senza negare il cementarsi di un’associazione con il mondo dell’occulto, ben sfruttata negli ultimi decenni dal cinema horror, ma senza nemmeno confonderla con le «tradizioni più innocenti» come «i biscotti a forma di zucca e le feste a tema Harry Potter».

Simone Varisco, sul suo “Caffestoria” ( bit.ly/3sqT8iQ ), non trascura alcuni «dubbi legittimi» sulla celebrazione di questa festa, ma prova a guardare Halloween a partire da un'altra angolatura: «Ciò che conta è cosa sia oggi», è il punto di partenza del suo post. Dove egli fa riferimento ai morti della guerra in Ucraina, o per Covid, o sul lavoro per sottolineare che «la giustificazione di Halloween – di questo Halloween – come educativo regge quel tanto che serve per rendersi conto che la morte, quella senza trucco, è cosa decisamente più seria e che in tempi come quelli che viviamo ci viene ben più spesso e brutalmente gettata in faccia, anche senza streghe e zucche». Non saranno allora le «mascherate», scrive, a educarci a considerare la morte «un evento di natura (e di fede) di cui non avere paura». Ma la partita intorno ad Halloween «si gioca proprio fra l’arancione e il nero: educazione alla vita oppure esaltazione della morte fine a se stessa?».© riproduzione riservata

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