martedì 18 gennaio 2005
Santo Spirito, dammi la fede che mi salva dalla disperazione, dai desideri e dai vizi. Dammi l'amore per Dio e per gli uomini, che estirpa l'odio e l'amarezza. Dammi la speranza che mi libera dalla paura e dallo scoraggiamento. La Settimana di preghiere per l'unità dei cristiani, che oggi inizia, ci spinge a far risuonare la voce limpida e appassionata di un pastore protestante, Dietrich Bonhoeffer, martire in un lager nazista nel 1945 a soli 39 anni. La sua invocazione allo Spirito potrebbe affiorare oggi sulle nostre labbra come preghiera del mattino o della sera. Il dono delle tre virtù teologali - fede, speranza e amore - è necessario a un'autentica esistenza cristiana. La fede ci sottrae dalle sabbie mobili del nostro egoismo, della superbia e del male. La speranza ci vaccina contro lo scoraggiamento e quel sapore di cenere che spesso inquina il nostro gusto spirituale per cui non si ha più voglia di nulla e di nessuno. L'amore è l'aria necessaria all'anima perché possa respirare e vivere in comunione con Dio e col prossimo, rompendo l'isolamento e l'aggressività. Vorremmo, però, sottolineare l'imperativo che regge la triplice invocazione, «dammi!». Di solito si dice che non è elegante chiedere una cosa in modo diretto, a meno che si tratti di un rapporto di totale intimità. Ebbene, col Dio di Gesù Cristo il nostro legame è quello del figlio col padre, anzi, con l'abba', il "babbo": è per questo che la sincerità è ammessa, la spontaneità è esaltata, l'immediatezza non è bloccata. E «il Padre nostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano», proprio come il padre che al figlio dà un pane e non una pietra (Matteo 7, 9-11).
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