mercoledì 28 giugno 2023
Le mura di Alghero sono una piattaforma sul mare. Cammino lungo i bastioni occidentali davanti al porto, fra torri e forti, biancheria appesa alle finestre dei palazzetti scalcinati, nella memoria genovese e catalana, in quello che resta delle antiche battaglie, come percorrendo un corridoio buio e polveroso della storia italiana, là dove si formò la fisionomia multiforme e plurilinguistica di questa città unica, depositaria dello scontro furente da cui nacquero le genti mediterranee: da una parte il potere vischioso e incontrollabile delle famiglie nobili, pronte a fare resistenza pur di conservare i loro privilegi, dall’altra la presenza sempre più dirompente degli organismi statali, nella progressiva emancipazione dalla primitiva base feudale. Il giudicato dei Torres, le pretese dei Doria, la spina pisana, l’intervento aragonese, fino al passaggio protocollare settecentesco del Regno di Sardegna alla Casa Savoia. Di tutto ciò, mentre volgo lo sguardo sulle nuove villette costruite negli ultimi anni, sembrano essersi perse le tracce. Eppure, la matrice resta incisa qui sui blocchi di questo avamposto abbandonato dove alcuni adolescenti si sono dati convegno per festeggiare un compleanno. Uno di loro, salendo a cavalcioni sul vecchio cannone, mi fa ricordare il Kim di Kipling. © riproduzione riservata
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