Le inserzioni di realtà in opere finzionali lasciano senza fiato

Jérôme Pierrat racconta in "La Moula" (Sezione Orizzonti) il mondo del narcotraffico a Marsiglia
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September 9, 2026
Jérôme Pierrat è scrittore ma anche giornalista d’inchiesta specializzato in criminalità organizzata. Ha deciso di raccontare in La Moula (Sezione Orizzonti) il mondo del narcotraffico a Marsiglia, scegliendo di farlo non solo per scrupolo di informatore e di documentarista. Anche, spiega, mosso da un’urgenza di carattere più teorico, e che riguarda il voler indagare i limiti narrativi contro cui si scontrano le diverse prospettive che nel suo film trovano intersezione: il giornalismo d’inchiesta, la criminalità innestata sul mercato della droga, l’agire delle forze dell’ordine. “Moula” nell’argot francese vuol dire sia “soldi” che “droga”: nella vicenda, il giornalista in crisi si mette a seguire una banda di trafficanti in attesa di una grossa partita di cocaina, nel mentre degli agenti di polizia portuale, spiati, a loro volta fanno controspionaggio… il risultato è un film dal ritmo teso, che ricalca fatti non esattamente veri, ma di inquietante attualità e realtà. Il regista impersona se stesso; alle molte riprese dei narcotrafficanti mentre coabitano in un desolato appartamento della banlieue marsigliese, tra i loro efferati ricatti incrociati, clamorosi inganni, terribili uccisioni, sono affiancati stralci di video di Pierrat che riprende se stesso in preda all’angoscia all’idea che nella partita a scacchi tra poliziotti e criminali lui, giornalista e testimone, possa lasciarci la pelle. Il risultato è un mosaico di visioni chiamato in termini tecnici “mockumentary” (falso documentario): ma di quelle finte autoriprese fatte da Pierrat a se stesso impressiona l’apparente eppure sconvolgente verità. Qualcosa di talmente plausibile, questo cronista imboscato e terrorizzato, da risultare reale.
Schegge visive assolutamente reali invece costellano Listy. Letters from the Silenced Country di Andrei Kutsila, film documentario sulla Bielorussia di oggi. Tra interrogatori a giovani coraggiosi fuggiti (in Polonia), letture in voce off di lettere tra detenuti e i loro cari, immagini di violenze su manifestanti studenti, racconti di stesso tenore realizzati in forma di cartoni animati, davvero impressionanti spiccano le riprese fatte di nascosto in momenti veri, realmente accaduti. Materiale d’archivio che mostra perquisizioni e pestaggi, brevi sequenze nelle quali l’occhio con un soprassalto si sorprende a notare che il sangue è più sangue, il terrore sui volti più terrore, le mani dei civili che tremanti imbracciano le armi tremano sul serio e lo si capisce per una infinitesimale differenza, una sfumatura impercettibile ma che dice tutto. In queste giornate della Mostra dove non pochi sono i film che parlano di realtà (dal lungo ritratto Musk di Alex Gibney, a Union Town  sulle lotte sindacali a New York, a Rider sui rider milanesi, all’atteso Naza dei coautori di No Other Land, per citarne alcuni), queste inserzioni di realtà in opere finzionali lasciano senza fiato. Danno più spessore ancora a tutto di quanto di verosimile e plausibile, ma non reale, a partire da loro è stato tessuto, immaginato, creato.

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