Il prima che non passa, il prima che non torna

Alla Mostra del Cinema di Venezia gli intensi "Woman Unknown" e "Possible Love" mettono al centro il rapporto con un passato insoluto e opaco
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September 7, 2026
“I pensieri sono come nuvole che passano davanti alla finestra, puoi tirare le tende e non guardarli” dice la protagonista di Woman Unknown, unico film in concorso di una regista donna (la danese/egiziana May El-Toukhy, la cui unicità è al centro di legittima polemica in questa Mostra 83, con ventagli fucsia con l’hastag #solouna). La donna della storia (straordinaria interpretazione della trentenne Mathilde Arcel) si sforza in ogni modo di tenere chiuse le tende, ma pensieri e preoccupazioni ne ha moltissimi. Viene da un passato “unknown”, non pervenuto. Segreto, incoglibile per lei stessa, il suo passato individuale coincide con quello della Danimarca traumatizzata dal nazismo nel mentre si aprono squarci di una Resistenza liberatrice quanto indurita da accanito denunciare i delatori. Lo ieri di questa donna, il suo prima, determina la trama e pesa sulla sua personalità foggiandone reticenze e distorsioni. È un alone incerto, quel “prima”, opaco per scelta narrativa, e che sul personaggio imprime un segno rovinoso come può esserlo ciò che non si affronta. Personaggio ambivalente (memorabile anche per questo), la donna, una governante che si appresta a sposare il ricco signore per il quale lavora, da quel passato è agìta. Quanto le è successo prima l’ha resa vendicativa su un piano di riscatto sociale, omissiva e a volte malvagia su quello personale, e come donna, inerme vittima, soggetta alla continua pressione di una violenza politica e di genere da cui non può liberarsi. Non affrontato, in una nemesi crudele quel “prima” non scioglie nessun nodo dell’adesso. E di questo film potente restano negli occhi le immagini delle donne danesi accusate di connivenza con i nazisti, spogliate, fatte inginocchiare, rasate, offese nel corpo e nell’anima.
Il passato insoluto miete nuove vittime. Ritorna, si ripete. Νel bellissimo Possible Love del sudcoreano Lee Chang-dong, a dover fare i conti con un “prima” traumatico e psicologicamente invalidante è uno dei quattro protagonisti  (la storia racconta di due coppie e lui è uno dei mariti, il magnifico attore Sol Kyung-Gu che all’applauditissima proiezione del film si è commosso sino alle lacrime). Prima operaio in una fabbrica, è stato picchiato con ferocia dalla polizia durante il violento esito finale di uno sciopero. Ha perso il lavoro, e serenità e voglia di vivere. Già di temperamento difficile, la depressione adesso lo rende assente in famiglia e incapace di avere rapporti con chiunque. Non parla mai, quando può beve, si rifiuta di farsi aiutare da un terapeuta, ogni tanto s’infuria, altre volte, come in una delle scene più forti del film, in una radura verde dove si crede solo, piange e si dispera. La vita di prima lo tallona, e quel che sente dentro lo terrorizza, così racconta davanti alla telecamera di una documentarista con cui ha infine deciso di aprirsi, parlare. Ma a palpitargli dentro è proprio il passato, quel prima che con vera maestrìa di regista Lee Chang-dong riesce a ricostruire e farci comprendere. Tutto è questione di tempo, del suo inafferrabile trascorrere. Solo i veri film, come i veri romanzi, sanno dircene la profondità.

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