Ilya Prigogine, quando il disordine genera vita
La spiritualità di Prigogine sta in questo sguardo sul tempo: un tempo irreversibile, creativo, aperto. Non un eterno ritorno rassicurante, ma un cammino in cui ogni biforcazione conta. Ogni scelta conta

Proseguo la mia carrellata di scienziati e scienziate della storia. Li studio negli archivi mentre scrivo i miei libri, e in questo spazio prezioso nel web mi fermo su di loro per cercarne la spiritualità. Perché io la mia la sto ancora cercando, e da fisica non posso far finta che questa domanda non esista. Oggi vi parlo di Ilya Prigogine.
Ilya Prigogine ha rivoluzionato la termodinamica studiando i sistemi lontani dall’equilibrio e mostrando che, in certe condizioni, dal disordine possono nascere strutture nuove e ordinate, le cosiddette strutture dissipative. In un mondo scientifico che per secoli aveva associato l’entropia al declino, alla perdita, all’inevitabile raffreddarsi di tutto, lui introduce una crepa luminosa: il non equilibrio non è solo degrado, può essere generazione. Prigogine osserva che quando un sistema è attraversato da flussi di energia e materia, quando è instabile, quando vibra ai margini, può auto-organizzarsi.
L’ordine non è imposto dall’esterno come un decreto, emerge dall’interno come una necessità dinamica. È una rivoluzione silenziosa ma potentissima: la freccia del tempo non è solo una caduta verso il disordine, è anche la possibilità di trasformazione. Non è una consolazione poetica, è matematica e fisica rigorosa. E qui comincia a interessarmi la sua spiritualità. Perché se l’universo non è un meccanismo che si spegne lentamente ma un laboratorio permanente di possibilità, allora l’instabilità non è una colpa. La crisi non è solo fallimento.
Lontano dall’equilibrio può nascere qualcosa che prima non c’era. La spiritualità di Prigogine sta in questo sguardo sul tempo: un tempo irreversibile, creativo, aperto. Non un eterno ritorno rassicurante, ma un cammino in cui ogni biforcazione conta. Ogni scelta conta. Ogni fluttuazione può cambiare il destino di un sistema. E allora l’insegnamento universale è quasi fisico: non temete troppo le fasi di squilibrio. Non scappate sempre dalla complessità. A volte è proprio lì, nel punto in cui tutto sembra instabile, che si prepara una nuova forma. La scienza qui non consola, ma responsabilizza. Perché se l’ordine può emergere, allora anche noi siamo parte di quel processo. E adesso la domanda, semplice e diretta: qual è la vostra fase di non equilibrio? Dove sentite instabilità, e invece potrebbe essere un inizio?
Se vi va, scrivetemi a interferenze@avvenire.it: leggerò tutte le vostre risposte.
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