In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Oggi è giorno di fiumi e di cieli, di colombe e di voci, di acqua e sorprese. In quel fiume c’è un’umanità dolente, dubbiosa, consapevole di aver bisogno di un perdono; in quel fiume ci siamo tutti noi, con i nostri errori e le nostre delusioni. Aspettiamo di essere lavati, aspettiamo di essere accolti e di non sentirci più così tanto sbagliati. Forse qualcuno piange, forse qualcuno è scettico, chissà. Ma Lui è con noi, perché è un Dio che si mescola, senza distinzioni, senza misura e l’acqua lo accoglie come accoglie tutti noi: non ha paura di sporcarsi, Lui. L’acqua del Giordano infatti non è limpida: è un’acqua che conosce la storia degli uomini, che raccoglie lacrime, polvere, sudore, sangue, che assorbe tutte le scorie del vivere. Ma Lui non resta sulla riva a guardare con aria di sufficienza l’intorbidirsi dell’acqua, scende giù come a dirci che ormai nessuna profondità sarà più maledetta e nessun fondo sarà mai più profondo del Suo amore. A questo punto accade l’imprevedibile: quel cielo, gonfio come un grembo teso, all’improvviso si apre, si squarcia, forse scoppia per il troppo amore e una voce, voce di Padre compiaciuto, proclama tutto il suo amore: in quel «Tu sei amato» c’è anche il nostro nome, la nostra storia e il nostro desiderio più vero, quello di essere amati. Oggi è il giorno in cui i limiti, quelli tra cielo e terra, tra divino e umano, tra ciò che pensavamo sacro e ciò che consideravamo profano sono stati tutti cancellati. Dio non sta al di sopra di noi a giudicarci, ma dentro la nostra fatica e le nostre contraddizioni; non è il lontano, il separato, ma il Dio vicino: uno di noi, insomma. E l’amore non piove dall’alto, ma sale dal basso, dal profondo della vita, là dove sembra esserci solo polvere e fango. Sei entrato in questo mondo mettendoti in fila con i peccatori, per ricordarci che ci è sempre data una seconda possibilità, per farci capire che quando ami sai essere il più fragile e che con Te il senso inizia quando nulla ha più senso. Entri in questo mondo per dirci che l’acqua è la vita e che la vita va lasciata scorrere, come un fiume. Entri in questo mondo e apri i cieli chiusi e la strada ai nostri sogni, alla nostra sete di libertà, porti la gioia di Dio per salvare tutta la tenerezza del mondo. Il cielo è ancora aperto sopra di noi, continua a parlare e a dirci: «Non temere, tu sei amato. Sempre».
Letture: Is 42,1-4.6-7; Sal 28; At 10,34-38; Mt 3,13-17
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