Il vivere la bellezza รจ liberare la luce in noi

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March 9, 2022
Il vivere la bellezza รจ liberare la luce in noi
II Domenica
Quaresima - Anno C

In quel tempo, Gesรน prese con sรฉ Pietro, Giovanni e Giacomo e salรฌ sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiรฒ d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosรจ ed Elรฌa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme (...).


Molte chiese orientali custodiscono sulle pareti un percorso di fede per immagini, alla fine del quale campeggia, o dipinta sulla cupola centrale nel punto piรน alto, o raffigurata come mosaico dorato a riempire di luce l'abside dietro l'altare, vertice e traguardo dell'itinerario, l'immagine della Trasfigurazione di Gesรน sul Tabor, con i tre discepoli a terra, vittime di stupore e di bellezza. Un episodio dove in Gesรน, volto alto e puro dell'uomo, รจ riassunto il cammino del credente: la nostra meta รจ custodita in una parola che in Occidente non osiamo neppure piรน pronunciare, e che i mistici e i Padri d'Oriente non temono di chiamare "theosis", letteralmente "essere come Dio", la divinizzazione. Qualche poeta osa: Dante inventa un verbo bellissimo "l'indiarsi" dell'uomo, in parallelo all'incarnarsi di Dio; oppure: "io non sono/ancora e mai/ il Cristo/ ma io sono questa/infinita possibilitร ". (D.M.Turoldo). Ci รจ data la possibilitร  di essere Cristo. Infatti la creazione intera attende la rivelazione dei figli di Dio, attende che la creatura impari a scollinare oltre il proprio io, fino a che Cristo sia tutto in tutti. Salรฌ con loro sopra un monte a pregare. La montagna รจ il luogo dove arriva il primo raggio di sole e vi indugia l'ultimo. Gesรน vi sale per pregare come un mendicante di luce, mendicante di vita. Cosรฌ noi: il nostro nascere รจ un "venire alla luce"; il partorire delle donne รจ un "dare alla luce", vivere รจ un albeggiare continuo. Nella luce, che รจ il primo, il piรน antico simbolo di Dio. Vivere รจ la fatica, aspra e gioiosa, di liberare tutta la luce sepolta in noi. Rabbรฌ, che bello essere qui! Facciamo tre capanne. L'entusiasmo di Pietro, la sua esclamazione stupita: che bello! ci mostrano chiaramente che la fede per essere visibile e vigorosa, per essere pane e visione nuova delle cose, deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un 'che bello!' gridato a pieno cuore. รˆ bello per noi stare qui. Esperienza di bellezza e di casa, sentirsi a casa nella luce, che non fa violenza mai, si posa sulle cose e le accarezza, e ne fa emergere il lato piรน bello. "Tu sei bellezza", pregava san Francesco, "sei un Dio da godere, da gustare, da stupirsene, da esserne vivi". รˆ bello stare qui, stare con Te, ed รจ bello anche stare in questo mondo, in questa umanitร  malata eppure splendida, barbara e magnifica, nella quale perรฒ hai seminato i germi della tua grande bellezza. Questa immagine del Tabor di luce deve restare viva nei tre discepoli, e in tutti noi; viva e pronta per i giorni in cui il volto di Gesรน invece di luce gronderร  sangue, come allora fu nel Giardino degli Ulivi, come oggi accade nelle infinite croci dove Cristo รจ ancora crocifisso nei suoi fratelli. Madre della grande speranza.
(Letture: Genesi 15,5-12.17-18; Salmo 26; Filippesi 3,17-4,1; Luca 9,28b-36)

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