Ed ecco una donna cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: « Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: « Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: « Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: « Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». “È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: « Donna, grande è la tua fede!
Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
Che fastidio questa gente che segue e grida; che inopportune queste persone che hanno sempre bisogno di un tuo sguardo, di un tuo tocco, di una tua carezza. Che aspettano da te un intervento prodigioso, un miracolo pietoso. Anche tu quel giorno sembravi infastidito e che proprio non ne volessi sapere di quella donna straniera, fuori dai confini.
Ma è una madre, una madre che soffre e quando l’amore soffre non conosce frontiere o limiti: grida. Ma Gesù tace. Sembra distante, lontano, rinchiuso nei suoi confini.
Lo conosciamo tutti quel silenzio, quella distanza: sappiamo bene cosa vuol dire non avere risposta ad una nostra preghiera, ad un nostro grido. Noi, portatori di ferite, non lo accettiamo quel silenzio e la sola cosa che rimane da fare è gridare ancora più forte: «Aiutami!
Anche se sono quel che sono, anche se non ti conosco, ma so che puoi...». E qui Gesù finalmente rivolge a questa donna pagana, a questa madre, le sue parole, che non sono di consolazione, ma sembrano quasi una decisione presa: «Non è bene...».
Le sorprese più grandi spesso ci arrivano da chi non ce le aspettiamo: un escluso, un poveraccio, uno straniero, una donna qualsiasi. Di pane e briciole si parla, di figli e cagnolini che leccano affamati sotto al tavolo, dei prescelti e degli eliminati. Di chi si accontenta anche solo delle briciole, le briciole di Dio.
Mi piace questo Dio che cambia idea: lo aveva già fatto con Abramo a proposito della distruzione di Sodoma; e con Mosè, dopo il vitello d’oro. Mi piace perché vuol dire che non è un Dio fisso, immutabile e prevedibile, ma che entra in relazione, che si lascia interpellare; che è un Dio che ascolta, che si lascia incontrare e sa dialogare.
«Parliamone, perché l’amore non può mai essere rigido». E stavolta a far arrendere il cuore di Dio è questa donna cananea, una straniera, una madre che chiede solo briciole, briciole di Dio.
«Grande è la tua fede», esclama Gesù, come a dire che la fede deve essere audace, instancabile, ampia, larga, che non si scandalizza del silenzio e che continua a gridare. Una fede capace di sorprendere un Dio che non conosce briciole, ma solo amore, quello sì, senza fine.
(Letture: Is 56,1.6-7; Sal 66; Rm 1,13-15.29-32; Mt 15,21-28)
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