Mossi dalla nostalgia
per l’infinito di Dio

XVII Domenica del tempo ordinario - Anno A
Google preferred source
July 22, 2026
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Magari stava facendo solo una passeggiata nel campo, distrattamente, due a passi a godersi il fresco degli alberi; o forse se ne tornava stanco e sudato verso casa dopo una mattina di lavoro. O, ancora, mentre stava zappando, ha sentito qualcosa che terra non era, non la solita zolla. Che in quel tesoro nascosto ci si inciampi o che si riveli dal terreno aperto da una vanga, l’effetto è comunque dapprima la curiosità e poi il brivido di meraviglia entusiasta negli occhi: una felicità insperata, una sorpresa inaspettata. E ancora, c’è un cercatore, uno che viaggia instancabile da un paese all’altro per vendere e comprare: i suoi occhi sono abituati a valutare, a soppesare, a dare un prezzo. Improvvisamente ha davanti a sé una perla luminosa e grande, più preziosa di tutte altre, di un valore inestimabile. Una felicità insperata, una sorpresa inaspettata. Ci coglie così quel regno dei cieli, che tanto dei cieli non è, visto che ci inciampiamo proprio qua, sulla terra; nascosto sì, ma tra i nostri piedi, sotto il nostro sguardo. Dentro la vita. E ci coglie “insieme”, pesci buoni e cattivi, tutti nella stessa rete, a guizzare sul legno della barca, fra le maglie di quella rete calata solo per salvare, che è come dire mettere in salvo: eccolo il Suo regno. Il tesoro è qua, e aspetta occhi curiosi, svegli, audaci e cuori che sappiano riconoscere quel bisogno di infinito che punge nel profondo, improvviso e caldo, come una gioia inaspettata. Scava, cerca, lasciati sorprendere. Antoine de Saint Exupery scriveva: «Se vuoi costruire una nave, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti, impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito». Forse il fine ultimo, l’obiettivo preciso della venuta di Gesù è stato proprio questo risvegliare in noi la nostalgia, del mare grande, del suo profumo, di quell’infinito che ci portiamo dentro, che è come voce che chiama da lontano. Sboccia così, all’improvviso, una nostalgia che è ricordo di casa, di un regno a cui apparteniamo. Il Suo piccolo, vicino e nascosto regno. «Le nostalgie sono racchiuse in me come bolle d’aria nel pane» (Yehuda Amichai).
(Letture: 1Re 3,5.7-12; Sal 118; Rm 8,28-30; Mt 13,44-52)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire