Al via il semestre filtro di Medicina, ma i posti ancora non bastano
La maggior parte delle Università, dopo qualche lezione in presenza, passerà alla didattica da remoto. Intanto, le matricole dello scorso anno sono ancora alle prese con gli scorrimenti

La buona notizia, per i circa 52.300 iscritti alla seconda edizione del semestre filtro di Medicina, è che il semestre quest’anno durerà almeno tre mesi. Non due, come nel 2025. Il primo appello per i tre esami di Biologia, Chimica e Fisica – utili a selezionare gli studenti che proseguiranno gli studi, oltre uno su tre – è fissato per il prossimo 10 dicembre, mentre le lezioni iniziano tra oggi e domani. La cattiva è che i posti in aula per gli aspiranti medici sono sempre pochissimi: poco più della metà degli iscritti al semestre filtro. L’anno scorso, nelle prime settimane, frequentare le lezioni era una impresa. Alcuni si presentavano anche un’ora in anticipo per assicurarsi di avere un posto a sedere. Altri, in barba alle norme sulla sicurezza, si sedevano in terra dentro e fuori dall’aula. Altri ancora assistevano alle lezioni da aule satellite, senza poter fare domande al professore, sperando che la connessione non si interrompesse. Ma nessuno ha mai potuto rinunciare alla frequenza: per poter accedere agli esami, è ancora obbligatorio frequentare almeno il 51% delle lezioni.
Forti del caos dello scorso anno, le 42 università statali che ospiteranno le matricole del semestre filtro hanno già pubblicato i loro vademecum. Alla Sapienza di Roma gli studenti, che domani entreranno per la prima volta a lezione, avranno a disposizione diverse aule nel campus centrale e nei complessi vicini. Altre matricole, per un totale di 1.918 iscrizioni, potranno studiare nelle sedi distaccate di Latina e Rieti. Ma i posti non sono comunque sufficienti. Così, l’ateneo ha deciso di tentare di accoglierli in presenza nelle prime settimane, incentivando gradualmente il passaggio alla didattica da remoto: a settembre, le lezioni si terranno tutte in aula; a ottobre, la didattica sarà mista con frequenza alternata secondo un sistema di prenotazione a rotazione periodica; a novembre, invece, quasi tutte le lezioni si svolgeranno a distanza. Tutorato ed esercitazioni pratiche compresi. La ragione è semplice: a inizio anno, i corsi di molte altre facoltà devono ancora essere attivati e gli spazi a disposizione sono maggiori.
Una strategia simile l’ha adottata la Federico II di Napoli, che mette a disposizione 835 posti in totale. Dal 1° settembre fino al due ottobre le lezioni saranno in presenza, mentre dal 5 ottobre al 19 novembre si attiverà la didattica da remoto in modalità sincrona. Così come a Padova, dove le lezioni in presenza saranno disponibili solo fino al 24 settembre. E a Brescia, dove le aule saranno chiuse alle matricole di Medicina a partire dal 16 ottobre. Ferrara e Messina, invece, hanno preferito un sistema interamente misto, ponendo il termine delle lezioni tra il 13 e il 15 novembre. A Palermo, infine, dopo un anno di aule satellite e didattica mista, a partire da domani la linea sarà ancora più dura: lezioni solo online, concentrate nella fascia mattutina fino alle 13.
Per accogliere nuove matricole, però, c’è chi addirittura aumenta il numero di posti a disposizione. È il caso dell’università Bicocca di Milano, che ha fatto crescere da 180 a 200 i posti nella sede di Monza, mentre da 48 a 60 le iscrizioni possibili in quella di Bergamo. Ciononostante, al termine del semestre filtro, in molti atenei il collo di bottiglia tra bocciati e futuri studenti di Medicina resta strettissimo. A Brescia, sommando Medicina e Odontoiatria, si contano 369 posti a fronte di quasi 1.300 aspiranti medici. Significa che oltre sette studenti su dieci, a gennaio, dovranno rivedere i propri piani per l’anno accademico.
Il meccanismo di selezione, però, non è sempre ben oliato. Tra chi lo scorso anno ha dovuto rinunciare a frequentare Medicina, ci sarebbero anche centinaia di studenti che hanno ottenuto un punteggio sufficiente ai test di novembre e dicembre, ma che non sono stati comunque assegnati a nessun ateneo per mancanza di posti. Nonostante i posti vuoti, in diverse università, non manchino. È quanto ha rilevato a inizio agosto il Consiglio di Stato, che ha riconosciuto criticità nel meccanismo di assegnazione dei posti al termine del semestre filtro di Medicina, accogliendo l’appello di una candidata esclusa. In particolare, il Consiglio di Stato ha riscontrato che l’attuale metodo «non sembra prevedere un meccanismo rispettoso del principio meritocratico». Lo scorrimento, infatti, non permetterebbe di riassegnare alcuni posti lasciati liberi dagli studenti che hanno rinunciato all’immatricolazione. Sarebbero circa 200 i posti vacanti mai riassegnati: una situazione definita «illogica» dal Consiglio di Stato, che ha chiesto al Ministero di far scorrere la graduatoria.
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