Quando Dio
ci domanda:
chi sono io
per te?

XXI Domenica del Tempo ordinario - Anno A
Google preferred source
August 19, 2026
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Ci sono domande che bucano il cuore, che arrivano dritte all’anima, dalle quali non si può sfuggire perché sono talmente chiare e precise che non lasciano aperte vie di fuga. Bisogna rispondere con la stessa onestà con cui sono state poste, con la stessa chiarezza e trasparenza. Non interessano i sondaggi a Gesù, non gli importa contare gli adepti o plasmare le sue parole sulle opinioni delle persone per aumentare il numero dei discepoli: no, lui non è fatto di quella pasta che si adegua alle forme più convenienti, sa bene che scontenterà molti e che le sue parole saranno giudicate sovversive e che per questo lo condanneranno. Cerca altro Gesù: cerca un contatto, una relazione. Non vuole formule teologiche o risposte imparate a memoria: non «cosa pensi di me?», ma «chi sono io per te? Dopo il tempo passato insieme, dopo la strada, i silenzi, il pane condiviso e moltiplicato e tutte le notti, dopo le tue grida di aiuto e quei pochi momenti di abbandono fiducioso, chi sono diventato per te?». Non è un concetto l’amore, non è una banale definizione o una vuota nozione; non chiede di essere spiegato l’amore: è vita, sangue che scorre nelle vene e nutre ogni cellula, pelle che conosce i brividi, luce che illumina il volto e l’abisso. Per questo commuove la risposta di Pietro, perché mette in campo la vita: «Tu sei il Figlio del Dio vivente». Commuove anche Gesù che lo proclama, senza bisogno di processi canonici, “beato” e non perché ha dato la risposta esatta, ma perché quel Dio della vita scorre nella sua vita e parla con lui, si muove con lui, accarezza e ama attraverso di lui, attraverso quell’uomo fragile. «Tu sei il Cristo», «Tu sei Pietro»: sembra il dialogo tra due amici che si riconoscono, che si riabbracciano felici. E non importa se quello stesso Pietro dopo qualche ora non capirà il discorso di Gesù che preannuncia sofferenza e morte, se dopo qualche settimana farà finta di non averlo mai conosciuto: Gesù lo sa che è una roccia fragile, che sbaglierà e piangerà per i suoi errori. Ma Lui, il Figlio del Dio vivente, non si lascia ingabbiare dal presente, Lui scorre, come la vita, nel futuro. Lo genera.
(Letture: Isaia 22,19-23; Salmo 137; Lettera ai Romani 11,33-36; Matteo 16,13-20)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire