Voglio andare ad Alghero/2

Turisti chiassosi in volo verso Alghero, tra stereotipi sulla Sardegna e lo sguardo ironico di una tredicenne
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October 4, 2026
L’aereo è quello che, con grande comodità per i viaggiatori, arriva direttamente da Palermo ad Alghero. Tre coppie assai attempate di Trapani urlano per l’intero viaggio facendo battute a raffica: è evidente che pensano di essere simpatiche, convinte come sono – non hanno dubbi in proposito – che tutti i passeggieri non aspettino altro che essere deliziati dalle loro scempiaggini. Sono in vacanza, perdinci! Sicché bisogna divertirsi: come mostrano i ridicoli cappellini di paglia che chissà perché, a più di settant’anni, indossano per tutto il viaggio. Lo capisco subito: si tratta di turisti che arrivano per godersi quella che – in spregio inconsapevole della bellissima e cosmopolita gioventù isolana – ritengono una regione selvaggia e primitiva.
Cantano ovviamente la famosissima canzone di Giuni Russo «Voglio andare ad Alghero in compagnia di uno straniero», ma non passa loro minimamente per la testa di dare l’impressione, fuori tempo massimo, di quegli studenti di prima media che, per la prima volta, fanno una vacanza lontano da casa. Nicoletta, una tenera tredicenne che mi ricorda mia figlia e viaggia coi genitori pochi posti più in là, lo dice un po’ irritata: «Mamma, ma forse pensano che noi, al solo guardarli, moriamo di invidia»? Proprio così, come in una canzone di Sal Da Vinci.

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