Faccetta nera

La storia di Cacini, comico romanesco degli anni Venti, diventato simbolo dello spaccone e protagonista di una sorprendente causa per plagio contro “Faccetta nera”
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October 1, 2026
E cchi ssei, Cacini? Si diceva di qualsiasi fanfarone che la sparava grossa dalle mie parti: poi ho scoperto che ogni città del centro Italia aveva il suo Cacini. Ma chi era costui? Ecco: Cacini è stato negli anni Venti un attore molto noto nell’ambito del più scurrile avanspettacolo romanesco, protagonista sulla scena del famoso Ambra Jovinelli di numerosi spettacoli col leggendario Petrolini: «il comico nero e lungo come una stilografica», lo definì Alberto Sordi. Non sono riuscito a capire bene se recitasse proprio la parte dello spaccone o se così si presentasse al pubblico, con le sue grevi battute a doppio senso e una gestualità concitata, ricavandone sempre, senza mai lasciarsi intimorire, insulti e ortaggi, ma anche gatte morte, e ispirando quasi sicuramente il Fellini d’una memorabile sequenza di Roma.
La notizia più interessante è però questa: Con incredibile coraggio Cacini, ricorrendo in un tribunale fascista, è riuscito a guadagnare una notevole somma a risarcimento d’un plagio ai danni d’una sua celebre marcetta, accolta immancabilmente in teatro da pernacchie, col ritornello che recitava così: «La vita è comica presa sul serio, perciò prendiamola come la va». Che nel plagio diventava invece: «Faccetta nera, bell’abissina, aspetta e spera che già l’ora si avvicina».

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