Il nostro รจ il Dio della compassione

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February 11, 2009
VI Domenica
Tempo ordinario Anno B

In quel tempo, venne da Gesรน un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: ยซSe vuoi, puoi purificarmi!ยป. Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccรฒ e gli disse: ยซLo voglio, sii purificato!ยป. E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciรฒ via subito e gli disse: ยซGuarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosรจ ha prescritto, come testimonianza per loroยป.
Ma quello si allontanรฒ e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesรน non poteva piรน entrare pubblicamente in una cittร , ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Non ha nome nรฉ volto il lebbroso, perchรฉ รจ ogni uomo, voce di ogni creatura. Con tutta la discrezione di cui รจ capace dice solo: se vuoi, puoi guarirmi. Il suo futuro รจ appeso ad un "se" seminato nel cuore di Dio.
A nome nostro il lebbroso chiede: che cosa vuole Dio per me? Cosa vuole da questa carne sfatta, da questo corpo piagato, da questi anni di dolore?
Gli scribi di ogni epoca ripetono che il dolore รจ punizione per i peccati, o maestro di vita, o imperscrutabile volontร  di Dio. Per loro Giobbe รจ un caso teologico. Ma in quella teologia Dio รจ assente. La fede del lebbroso invece palpita: Dio รจ il Dio della compassione o non รจ!
Cosa vuoi per me? Quello che dicono gli scribi o vuoi guarirmi? La svolta del racconto non รจ contenuta in una riflessione, ma in un verbo che indica l'essere preso allo stomaco, dice di una mano che ti stringe le viscere: provรฒ compassione. Per i sacerdoti il lebbroso รจ un caso, per Gesรน รจ una lama nella carne. Per gli scribi รจ un teorema, per lui รจ un fremito, che muove e genera gesti, che fa quasi violenza alla mano, la fa stendere, la fa toccare.
La mano parla prima della voce, le dita sono piรน eloquenti delle parole: Gesรน rompe i tabรน, toccare il lebbroso รจ diventare impuro per la legge. Ma per lui l'uomo รจ sempre puro e vale piรน della legge. Una carezza piรน della legge. รˆ l'eloquenza di toccare il male tremendo: da troppo tempo nessuno toccava piรน il lebbroso, per paura, per ribrezzo, per obbedienza alla legge. E la sua carne moriva di solitudine, il suo cuore moriva di assenze.
La guarigione comincia quando qualcuno si avvicina e mi tocca con amore, mi parla da vicino, non ha paura, patisce con me. Il dolore non domanda spiegazioni, vuole partecipazione.
Sentirsi toccati รจ una delle esperienze piรน belle e vitali. Chi sa toccarti davvero, chi sa sfiorare il tuo intimo di luce o di piaga, questi solo lascia tracce di vita, รจ il tuo guaritore.
La parola, una voce per esistere dentro il vuoto, viene dopo: lo voglio, guarisci! Eternamente Dio vuole figli guariti. A me, a Lazzaro, alla figlia di Giairo, alla suocera di Simone ripete: lo voglio, alzati, guarisci.
Dio รจ guarigione. Dal male di vivere. Non ne conosco tutti i modi concreti, ma so per certo che non accadrร  moltiplicando interventi miracolosi. Non conosco i tempi, ma so che egli rinnoverร  battito su battito il cuore, stella su stella la notte. Con la compassione, con un gesto, con una voce " che toccano " una carezza " l'abisso del dolore.
(Letture: Levitico 13,1-2.45-46; Salmo 31; 1 Corinzi 10,31-11,1;
Marco1,40-45).

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