Il disagio dei giovani? Ci aiuta la Costituzione
La Carta italiana, tra le sue caratteristiche, ha quella della “sincerità”. Anche perché molte delle sue diposizioni sono state elaborate da un ceto politico anagraficamente giovanissimo. Una fiducia nelle nuove generazioni che dobbiamo riscoprire

Il malessere giovanile ci interroga ancora una volta, e anche nel nostro Paese. Vorrei provare oggi a ricercare, su questo tema, elementi di orientamento dentro alla nostra carta costituzionale, insomma a ragionare su “giovani e Costituzione”. Intanto, essa è stata elaborata da un ceto politico in larga parte anagraficamente giovane. Nell’area democratico-cristiana, Aldo Moro, quando viene eletto all’Assemblea costituente, non aveva ancora compiuto trent’anni, Giulio Andreotti ne aveva 27, Oscar Luigi Scalfaro 28, Emilio Colombo 26, Giuseppe Dossetti (con Moro forse il più incisivo costituente DC) 33, Benigno Zaccagnini 33, Fiorentino Sullo (il costituente più giovane) addirittura 25 appena compiuti, mentre rischiavano di apparire “vecchi” Giuseppe Lazzati, Giovanni Leone e Amintore Fanfani con i loro 37 e 38 anni. In altri settori politici, Nilde Iotti aveva appena compiuto 26 anni, Teresa Mattei 25, Antonio Giolitti e Giuliano Pajetta 31, Renzo Laconi, forse il più brillante deputato comunista dopo Palmiro Togliatti, 30. Molti fra i giovani costituenti fecero altresì parte della Commissione dei settantacinque, incaricata di redigere il progetto di Costituzione e alcuni fra essi (Moro, Dossetti, Laconi) anche del Comitato dei diciotto, che costituì un po’ l’anima della discussione in Aula e dell’elaborazione del testo finale: insomma, i giovani non erano soltanto un fiore all’occhiello delle forze politiche, ma ad essi erano stati assegnati incarichi di responsabilità.
Molte disposizioni della Costituzione sono sincere, cioè giovani: la sincerità è una caratteristica dell’età giovanile, talvolta offuscata o attenuata con il procedere degli anni. Ora, la Costituzione italiana, tra le sue caratteristiche, ha anche quella della “sincerità”. Numerose sue disposizioni muovono da una considerazione realistica dei rapporti sociali ed economici, dall’ammissione franca di storture e ostacoli da rimuovere, come recita la più nota di queste, l’art. 3, co. 2, cioè la previsione del principio di eguaglianza in senso sostanziale. La nostra Costituzione ha poi evitato di fissare rigidamente la maggiore età: un modo per esprimere la fiducia del costituente nei confronti delle giovani generazioni e della loro emancipazione. Una fiducia che possiamo e dobbiamo oggi, con equilibrio, recuperare. Per farlo, è indispensabile che l’opinione pubblica sappia distinguere tra la protesta (da comprendere nelle sue ragioni e con cui entrare necessariamente in dialogo) e le violenze (da prevenire e da reprimere, secondo i principi e le norme costituzionali e dello Stato di diritto), e che i titolari delle cariche politiche aiutino l’opinione pubblica in questo discernimento, senza cedere alla tentazione di soffiare sul fuoco per miopi interessi di consenso elettorale.
Un motivo di fiducia sta in un’esperienza ormai consolidata in questi anni: il “Viaggio in Italia: la Corte costituzionale nelle scuole”. Proprio questa settimana, nella mia città, ho avuto occasione di apprezzarne un momento. Una giudice costituzionale – in questo caso, la prof.ssa Antonella Sciarrone Alibrandi – ha dialogato a lungo e fruttuosamente, in un’importante scuola cittadina, su argomenti proposti dagli studenti stessi (dalla legittima difesa al velo, dal fine vita al limite “stranieri” nelle classi, al femminicidio), mostrando che è possibile ascoltare, confrontarsi, capirsi: la bussola saggia della nostra Costituzione, anche in questo caso, ci aiuta.
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