Gesù, quel
pane che si fa persona,
dono per tutti

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo -Anno A
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June 3, 2026
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda».
Più concreto di così non si può: Gesù non poteva essere più chiaro. A chi si aspettava teorie e teologie, a chi immaginava di doversi mettere a studiare, a interpretare, a cavillare su parole e idee astratte, Gesù offre un pezzo di pane: cibo quotidiano, essenziale; non un lusso, ma una necessità. Che strano Dio è colui che pensa di nascondersi in un boccone e un sorso, che invece di affermare con grandiose raffigurazioni la sua potenza e maestosità, si offre in ciò che di più comune e ordinario ci possa essere: un pezzo di pane, che non si nega a nessuno. Perché Lui sa bene che la fame vuole sostanza, perché Lui ha conosciuto la stanchezza e ha capito cosa significa sentirsi svuotati, senza energie e comprende l’umano, elementare bisogno di qualcosa che semplicemente ci rimetta in piedi. Al profeta Elia che vagava «desideroso di morire», Dio per mezzo del suo angelo offrì «una focaccia cotta su pietre roventi» e l’invito: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino» (1Re 19,7). Troppo lungo per noi il cammino per fare a meno di qualcosa che nutra davvero, che entri in circolo nel nostro sangue e si trasformi in vita; troppo faticoso e logorante questo cammino per pensare di farcela da soli, senza riconoscere il bisogno che abbiamo di riceverla questa vita. Una vita fatta di scambio, di relazione, di offerta e dono, di intimità. Cosa è più intimo, infatti, di ciò che ingeriamo, di ciò che entra fin nel profondo delle nostre cellule e che assorbiamo per ricavarne forza ed energia? Ha bisogno di raggiungere i nostri corpi Dio, non si accontenta delle parole, leggi, dottrine: Lui vuole toccarci nel profondo, diventare come linfa degli alberi, scorrere nelle nostre vene. Così, solo così può darci il respiro della vita vera, quella che non muore e dà senso anche a ciò che sembra privo di senso. Vita eterna, per sempre, che inizia già oggi con la lenta trasformazione, con l’assorbire un pane che si fa persona. A nutrire sogni e speranze, a dare coraggio e fiducia, brividi e passione. Eccolo Gesù, sempre con uno sguardo al cielo e un altro alla terra, pane dal cielo e linfa delle mie radici, ecco che si racconta attraverso mulini e torchi, macinature e spremiture di chicchi, a farsi pane e vino. Per restarci vicino, dentro, carne della nostra carne. (Letture: Dt 8,2-3.14-16; Sal 147;1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58).

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