Le visioni di Schumann trovano in Giulini l'interprete più ispirato

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November 24, 2007
«Nel mistero della musica, nel continuo essere inafferrabile e inesauribile, a suo modo priva di verità, credo si nasconda l'unica sua autentica verità». Le parole di Carlo Maria Giulini testimoniano del senso di religiosa apertura con cui questo grande Maestro " cattolico fervente, scomparso nel 2005 all'età di 91 anni " si è sempre incessantemente posto al servizio dell'arte; al punto che, per definire la sua carriera umana e professionale, qualcuno ha addirittura parlato della «leggenda del "santo" direttore». Ed è proprio questo lo spirito maggiormente adeguato con cui avvicinarsi alla magistrale interpretazione che, alla guida del Coro e dell'Orchestra Sinfonica Rai di Roma, Giulini ha offerto dell'imponente oratorio Das Paradies un die Peri di Robert Schumann (1810-1856), recentemente riemersa dalle Teche Rai in una registrazione dal vivo del 1974 (2 cd pubblicati da Arts Archives e distribuiti da Sound and Music).
Il libretto in lingua tedesca approntato dallo stesso compositore e da Emil Flechsig, tratto dall'originale inglese di Thomas Moore, narra le vicende dell'angelo Peri che, allontanato dal Paradiso, ne tenta la riconquista in ogni modo; dopo aver raccolto l'ultima goccia di sangue di un giovane combattente morto per l'indipendenza del suo popolo e l'estremo alito di vita di una fanciulla che si ĆØ sacrificata per il suo innamorato ammalato di peste, vi riuscirĆ  soltanto portando in pegno le lacrime di un truce assassino che si commuove e si pente di fronte allo sguardo implorante di un bambino.
Opera controversa e a tratti insoluta, carica di simbolismo onirico e intenso misticismo, la partitura schumanniana oscilla continuamente tra sogno e poesia, incubo e dramma; storia di redenzione e purificazione, di grande impatto emotivo e forte temperie romantica, Das Paradies un die Peri non poteva trovare cantore più appropriato e ispirato di Giulini. La sua è una lettura di straordinaria tensione emotiva, che non ha paura di guardare dritto negli occhi il sentimento di sperdutezza con cui Schumann si arrende di fronte al Mistero; condotta con estrema fermezza e fiduciosa positività, nella più piena convinzione che il riscatto dell'umanità dolente e peccatrice è gia compreso nell'abbraccio misericordioso di Dio.

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