Ciglia
Le ciglia come soglia fragile: nel corpo vulnerabile Angelica vede una luce antica, amabile, quasi evangelica
“Il corpo di vetro di un vecchio proteso sui cent'anni” lo stile ricercato e colto di Angelica Grivel Serra, scrittrice, mi prende per mano, mi introduce in un sontuoso palazzo antico, in un corpo di cristallo, trasparente, luminoso. Come se il passare degli anni, screpolando la pelle, liberasse luce da viscere trasfigurate. Un corpo proteso sui cent’anni, il tempo che passa accartoccia gli arti ma, in qualche caso, espone all’eterna luce. Mi parla, lei, giovanissima, di un corpo di vecchio “resosi amabile e oltre, di più, amatissimo”, e non capisci bene se è l’amore che illumina o la luce dei corpi consegnati a far scaturire amore dai cuori.
È comunque luce, c’è tanta luce nelle parole di Angelica, così come nel nome. Io le avevo chiesto delle ciglia, in verità, parte del corpo che lei aveva trattato in un suo romanzo, le definisce “velario dato per ovvio a tutela d'occhi”, ancora luce, Angelica parla di ciglia perdute “trovare la palpebra glabra, lo sguardo nudo, implume come alla nascita, ma anche astrale, alieno, inquieto” ha ragione, la luce nei corpi la vediamo solo se torniamo bambini o se perseveriamo nel restare alieni al mondo che ritiene bello solo un corpo funzionante. Mi sembra di essere immerso in una luminosa preghiera, penso al Vangelo di Luca “quando il tuo occhio è semplice, anche tutto il tuo corpo è luminoso”.
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