Consigli su come crescere i figli, citazioni non verificate, foto ritoccate: anche i genitori usano la IA (male)
L’impiego dell'intelligenza artificiale nelle famiglie corre più veloce della capacità degli adulti di accompagnare i ragazzi. E mentre cala il dialogo sulle esperienze online, cresce la necessità di imparare a usare questi strumenti insieme

Che i figli osservino gli adulti e ne riproducano le abitudini digitali è un principio noto e anche la Società Italiana di Pediatria lo ha ribadito a gennaio 2026 a proposito degli schermi: se i genitori li usano molto, i figli tendono a usarli di più. Con l'intelligenza artificiale generativa, però, in Italia il meccanismo si inceppa. Infatti, secondo EU Kids Online, l’89% dei ragazzi tra i 9 e i 16 anni ha usato l’IA nel periodo tra marzo e ottobre 2025, ma la quota di chi parla con i genitori delle proprie esperienze in rete è scesa dal 66% del 2020 al 50%, solo il 30% ne parla in famiglia quando qualcosa online lo turba. Per gli adulti italiani, Eurostat indica una quota di utilizzo dell’IA del 19,9%, contro una media europea del 32,7%. Le rilevazioni sono diverse e i risultati non sono direttamente confrontabili, ma l’indagine sui ragazzi segnala però che il primo contatto con questi strumenti avviene spesso attraverso i compagni o i social, raramente attraverso i genitori. Un rapporto UNICEF di giugno 2026, basato su una ricerca in dieci Paesi (tra i quali non figura l’Italia), rileva che i ragazzi hanno oltre tre volte più probabilità dei genitori di usare l’IA. La diffusione in famiglia procede in entrambe le direzioni: i figli degli utilizzatori tendono a provarla, ma sono anche i più giovani a farla conoscere agli adulti; perciò, il rapporto invita a non affidarsi soltanto ai divieti, perché restrizioni eccessive possono ridurre le occasioni di apprendimento digitale.
I consigli dell’IA per crescere i figli
Gli adulti, intanto, consultano i chatbot anche per le decisioni che riguardano i figli: in un’indagine del Lurie Children’s Hospital di Chicago su 1.004 genitori statunitensi, l’81% dichiara di aver usato l’IA per questioni legate alla loro cura, mentre il 31% ne ha seguito un consiglio anche quando il proprio istinto suggeriva altro. Il 96% ritiene necessario fissare regole per i figli, ma tra le famiglie in cui i ragazzi usano l’IA il 28% non ne ha stabilita nessuna. Anche Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha raccontato di ricorrere spesso a ChatGPT per consigli su come accudire il figlio, nato nel 2025, ma sull’accesso del bambino al chatbot ha dichiarato, invece, di «preferire arrivarci tardi piuttosto che troppo presto».
Gli errori degli adulti, quando l’IA viene usata senza verifiche
L’uso degli adulti, a volte, non è proprio virtuoso ed educativo. Infatti, nei tribunali italiani sono stati sanzionati avvocati che avevano depositato atti contenenti citazioni non verificate. A Siracusa, a febbraio 2026, spese e sanzioni hanno superato complessivamente i 30.000 euro, a Verona, in un atto era rimasta la frase del chatbot «Se vuoi, posso proseguire…».
I rischi dei deepfake e le regole per proteggere i minori
Un altro ambito riguarda l’uso delle fotografie pubblicate in rete: tra dicembre 2025 e gennaio 2026, numerosi utenti di X hanno chiesto a Grok di trasformare immagini reali di donne e ragazze, anche minorenni, in immagini sessualizzate, fino al blocco della funzione da parte della piattaforma. Anche le fotografie dei figli condivise dai genitori possono essere utilizzate per produrre deepfake, immagini o video falsi ma realistici, a tal proposito ricordiamo che dal 2 dicembre 2026 sarà pienamente operativo il divieto europeo sulle app che generano falsi nudi. Sul piano normativo, la legge italiana del 2025 richiede il consenso dei genitori per l’accesso all’IA sotto i 14 anni e a settembre, inoltre, la Commissione europea ha proposto l’EU Kids Act, che riguarda anche i chatbot.
Adolescenti, la ricerca di ascolto e il dialogo in famiglia
Nelle famiglie al calo del dialogo sulla vita online si accompagna una crescita dell’uso di filtri e strumenti di geolocalizzazione. Un sondaggio commissionato da GoStudent rileva inoltre che il 51% degli adolescenti italiani, quando si sente solo o triste, si rivolge a un chatbot prima che a un genitore o a un insegnante: il rapporto con l’IA comprende dunque, oltre allo studio e alla ricerca di informazioni, anche la richiesta di ascolto. Prima di scrivere regole per i figli, conviene quindi riflettere su come si usa l’Ai davanti a loro e se si controlla ciò che viene consegnato dal Chatbot. Poi converrebbe sedersi accanto a loro e usarla insieme.
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