Violenza alle donne: da FdI proposta contro i matrimoni forzati

di Redazione romana
Convegno al Senato dei meloniani: in Italia a rischio di mutilazione genitale una immigrata su 4, di origini musulmana. La pdl presentata da Sara Kelany
April 23, 2026
Violenza alle donne: da FdI proposta contro i matrimoni forzati
In Italia una donna su quattro, tra le immigrate che provengono da alcuni Paesi a maggioranza islamica, è a rischio di mutilazione genitale. È il dato che è venuto fuori dal convegno organizzato da Fratelli d'Italia, al Senato, e intitolato "La violenza fondamentalista su donne e bambine". Per il senatore di Fratelli d'Italia, Andrea De Priamo, promotore dell'incontro, «questo convegno vuole unire esperienze e idee diverse e rappresenta una sintesi di valori da difendere». De Priamo ha ricordato quindi alcune iniziative attuate da FdI in questo senso. «Una su tutte il disegno di legge a prima firma Sara Kelany, che è una proposta contro il fondamentalismo - ha spiegato - e che ha una valenza internazionale di vitale importanza contro la violenza fondamentalista su donne e bambine. Un fenomeno che fa male alla libertà e che è contro i pilastri della civiltà occidentale». Si tratta di un ddl che, come ha specificato poi Kelany, è all'esame della commissione Affari costituzionali della Camera, dove stanno per cominciare le audizioni sul testo.
Kelany, che è anche responsabile nazionale del dipartimento immigrazione del partito, ha spiegato: «Pratiche come mutilazioni genitali, matrimoni forzati, certificati di verginità e imposizione del velo integrale sono inaccettabili e vanno combattute senza ambiguità. Per questo abbiamo presentato una proposta di legge che prevede trasparenza sui finanziamenti esteri ai luoghi di culto, la chiusura di quelli che diffondono odio, il divieto del velo integrale e pene più severe per chi impone queste pratiche o costringe ai matrimoni forzati. È una battaglia di civiltà che da sempre Fratelli d'Italia porta avanti con serietà e coraggio nelle istituzioni». Al convegno è intervenuta pure Amani El Nasif, attivista e scrittrice che ha raccontato: «Sono stata portata in Siria a 16 anni per un matrimonio combinato a mia insaputa. Sono stati 399 giorni che ho vissuto dovendo tirare fuori le unghie e combattere contro una mentalità che proprio non mi apparteneva. Quello che proviamo a fare oggi è di avere una struttura più solida per aiutare tante ragazze a difendersi e a fuggire da questa realtà. Qui in Italia ci sono ancora tantissime ragazze che cercano di ribellarsi a matrimoni combinati, ma purtroppo dobbiamo ancora registrare troppe vittime. Il mio impegno, da dieci anni a questa parte, è di raccontare la mia storia per aiutare queste ragazze per farle andare in una direzione di protezione e tutela».
Maria Saltari, dirigente medico e ginecologa, ha osservato: «Oggi parliamo di un tema di cui non si parla molto che è quello della mutilazione genitale femminile e che in Italia riguarda circa 87mila donne che sono a rischio di essere sottoposte ad un meccanismo di violenza inaudita che produce danni fisici e, ancor di più, danni emotivi e relazionali che poi si ripercuotono su tutta la loro vita. Oggi siamo qui per portare questo dato, per capire come lo si raccoglie e per capire come noi medici possiamo aiutare e cosa possiamo fare per il futuro per migliorare questa condizione». Mentre Marina Terragni, dell’Autorità garante per l’infanzia e adolescenza, ha sottolineato: «Mi occupo di minori e i temi che discutiamo oggi, il velo integrale, i matrimoni forzati, riguardano tutti le minori e i anche i minori che crescono con questa mentalità di rinchiudere, di nascondere, i corpi femminili. È quindi un tema molto sensibile che riguarda non solo le bambine che appartengono ad altre culture ma anche, potenzialmente, le bambine del nostro Occidente».

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