Tajani e i Berlusconi siglano la (fragile) tregua di Cologno Monzese
Quasi quattro ore di confronto tra il leader di Forza Italia, Marina e Pier Silvio. Presenti anche Gianni Letta e l'ad di Fininvest. Alla Camera sarà sostituito il capogruppo Barelli. Frenata sul Congresso nazionale.

C’è la versione ufficiale, quasi entusiastica nel celebrare un incontro «molto positivo» tra i Berlusconi e il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani. Ci sono le versioni sotterranee, che parlano di un sostanziale stallo. E poi c’è la logica: se si sta incollati a un tavolo di confronto per quattro ore in un bel venerdì di sole, e se all’uscita vige la regola del ferreo riserbo, vuol dire che non sono tutte rose e fiori.
In ogni caso uno degli eventi più attesi del dopo-referendum si è consumato ieri, a Cologno Monzese, nella sede di Mediaset. Un lungo pranzo di lavoro, un incontro politico a tutti gli effetti, nelle sale di un’azienda privata. Ma non è l’unica simbologia della giornata. L’altra è la presenza, insieme, di Marina e Pier Silvio Berlusconi. E di Gianni Letta, storico consigliere e sottosegretario di papà Silvio, uomo delle mediazioni difficili. E a lui, infatti, resta il compito di trovare quella sintesi che nella migliore delle ipotesi ieri è stata appena accennata. In realtà ce n’è anche un’altra di simbologia, la presenza di Danilo Pellegrino, amministratore delegato di Fininvest, la cassaforte di famiglia. Perché c’è anche un tema economico e di finanziamento di Forza Italia, oggi pesantemente a carico dei figli di Berlusconi.
Per farsi spazio nel «riserbo», bisogna partire dalle parole ufficiali e ufficiose. Il primo a dare una lettura è Tajani attraverso il suo entourage. Il colloquio, si spiega, «si è svolto in un clima di grande amicizia e cordialita». Dopo «un’ampia panoramica sulla situazione politica, economica ed internazionale», si è espressa «rinnovata fiducia nel segretario». Quanto al futuro di Forza Italia, «è emersa una visione unitaria e condivisa per il rilancio del movimento nello spirito e con i valori del fondatore Silvio Berlusconi».
Nel volgere di pochi minuti, anche i Berlusconi mettono a verbale la loro impressione: è stato un incontro «molto positivo», dicono.
Qualche altro giro di lancetta e filtra, sempre da ambienti di Forza Italia, una sorta di pista operativa. Nelle quattro ore in casa-Mediaset si sarebbe raggiunto l’accordo sul nuovo capogruppo alla Camera di Forza Italia, che dovrebbe sostituire Paolo Barelli, storico dirigente azzurro e consuocero di Tajani. In prima fila resterebbe Enrico Costa, passato tra gli azzurri dopo aver corso, nel 2022, nelle fila di Azione. Sul nodo dei Congressi «locali, regionali e provinciali», l’intesa è che dovrebbero essere «diluiti e celebrati con un cronoprogramma preciso solo laddove sono unitari». Resterebbe aperto il nodo dello “sbocco” per Barelli: Forza Italia rafforza la voce di un posto da sottosegretario.
Una strategia che punterebbe a limitare i danni, come accaduto al Senato con la staffetta tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi: la figlia di Bettino è diventata capogruppo, Gasparri l’ha sostituita alla presidenza della commissione Esteri.
Ma se tutto fosse così chiaro e definito, non servirebbe tanto riserbo. E scavando si comprende quanto ancora c’è da lavorare. Intanto il nome del liberale Costa è sì condiviso tra Tajani e i Berlusconi, ma dovrà reggere alle tensioni che aleggiano nel gruppo parlamentare. Inoltre, si nota dalle parole fatte uscire da Cologno Monzese che il Congresso «nazionale» è sparito. L’ipotesi è di svolgerlo dopo le Politiche, e non prima come vorrebbe Tajani. Questo induce a pensare che nelle quattro ore non si sia parlato solo di assetti interni al partito, ma anche della situazione complessiva della coalizione dopo il referendum, con il Governo ora contendibile dal campo largo.
Nemmeno un sussurrìo trapela invece sulla linea politica e sulla leadership. È nota la spinta di Marina Berlusconi per un partito rinnovato, liberale, più laico ed “europeo”, distinto e distante dai sovranismi. Così come è nota la propensione del governatore calabrese Roberto Occhiuto a incarnare una nuova fase. Sono forse questi i distinguo principali che giustificano le quattro ore di confronto e “spostano” il Congresso nei mesi successivi alle prossime elezioni politiche.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






