Segre: «Contrastare l'odio sui social, ne va della qualità della democrazia»

Evento in Senato sull'hate speech in politica organizzato dal dem Verducci e dalla senatrice, che ai governanti dice: fermatevi, basta guerre che sono matrice di odio.
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June 18, 2026
La senatrice a vita, Liliana Segre. Ansa/Maurizio Brambatti
La senatrice a vita, Liliana Segre. Ansa/Maurizio Brambatti
Contrastare l’odio sui social per arrivare a democrazie di qualità. Perché democrazia in primis significa porre la violenza fuori dalla vita politica e civili. Ecco perché ai governati dice: fermatevi, basta guerre che sono matrici di odio. La senatrice a vita Liliana Segre, nel corso dell’evento organizzato oggi in Senato sul contrasto dell’hate speech in politica dal senatore dem Francesco Verducci insieme appunto alla senatrice, ricorda come «discutere di contrasto all'hate speech nell'agorà pubblica, e in particolare sui social media, è qualcosa che investe la qualità delle nostre democrazie e della vita civile nel nostro continente. Dobbiamo riscoprire il senso del limite, il valore del rispetto dell'altro; dobbiamo avere chiaro che la nostra libertà personale finisce dove inizia quella altrui. E tuttavia quello che sembrava uno straordinario spazio di libertà — il digitale, i social media, la rete — porta in sé insidie che minacciano le fondamenta stesse delle nostre democrazie liberali».
Di fronte a questa deriva, l'Europa ha scelto la strada della regolamentazione, consapevole che la libertà senza regole non protegge: espone. Anche in Italia la Commissione anti-discriminazione del Senato, presieduta dalla senatrice, si è lungamente occupata di questi temi e dell'impatto dell'Intelligenza Artificiale sui social media e sulla vita civile in generale. «È fondamentale che su temi sensibili come il contrasto all'hate speech e il ruolo dell'Intelligenza Artificiale si riesca, con urgenza, a realizzare una collaborazione proficua tra istituzioni europee e parlamenti nazionali. Democrazia significa questo: porre la violenza fuori dalla vita politica e civile. Chi risponde all'odio con l'odio non fa che alimentarlo. Insegnamo ai bambini un'altra strada: quella dell'umanità, non della vendetta. Mai della vendetta. Serve disarmare le parole». Oggi che la guerra è ovunque, la senatrice ricorda come «è la guerra, è la volontà di potenza la matrice dell'odio. Io posso solo dire ancora una volta - e continuerò a dirlo ogni volta - ai governanti di tutti i paesi: fermatevi, costruite politiche di pace e di rispetto dei diritti di tutti, di ogni minoranza. È l'unico modo per sconfiggere la cultura dell'odio che oggi ci circonda e che di nuovo vuole invaderci e sopraffarci».
Ma è importante anche partire dal quotidiano, dal disarmare le parole a cominciare dalla politica. «Lanciamo un appello a tutte le forze politiche – aggiunge perciò il senatore dem Francesco Verducci-per un patto per bandire dal linguaggio della politica il linguaggio d'odio e di discriminazione, che non può portare consenso, ma è un veleno che uccide la nostra democrazia». Inoltre chiede che il termine remigrazione venga bandito dal linguaggio della politica, «perché evoca una deportazione di massa su base razziale e contraddice tutti i principi della nostra Costituzione». All’evento ha partecipato anche l’ex ministra della Giustizia Marta Cartabia per cui «per la democrazia la libertà di parola è un pilastro e deve rimane una piena possibilità di espressione, ma non c'è spazio né per l'odio né per la discriminazione. In un tempo come il nostro bisogna ripartire dal disarmare le parole».C 

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