Referendum, Bachelet: «Il Governo adesso si dia una calmata»
Il presidente del comitato per il "No": «La Costituzione ha “richiamato in servizio” anche persone distanti dai partiti. Spero si torni a rispettare la magistratura»

Giovanni Bachelet, presidente del Comitato “Società civile per il No”, cosa ha provato quando ha capito che era finita?
Innanzitutto sollievo, non tanto per il mio impegno in questi mesi, quanto perché ritenevo che questa riforma fosse un pericolo per il Paese, anche per la campagna di denigrazione della magistratura portata avanti dal Governo e dal fronte del Sì.
Ha paragonato questo voto a quello tra Monarchia e Repubblica o alla vittoria partigiana.
Sì, nel frattempo abbiamo visto che rispetto al referendum tra Monarchia e Repubblica è stata più netta questa vittoria che ci lascia la Costituzione e il Csm voluti dai padri e dalle madri costituenti. Una magistratura autonoma, indipendente e autorevole è un bene per il Paese, non per i giudici. Ed è una garanzia per tutti i cittadini, anche quelli che hanno votato Sì, perché assicura l’uguaglianza davanti alla legge.
Cosa dice un’affluenza così alta?
Mi ha commosso. Giustamente un articolo del quotidiano cattolico Il Domani d’Italia, fondato da Romolo Murri nel 1900 e ora diretto dall’amico Lucio D’Ubaldo, titolava «Riemersa l’isola degli astenuti». Incurante dei pronostici per i quali un’affluenza alta avrebbe favorito il Sì, anche a me la partecipazione molto superiore al solito è subito parso un dato meraviglioso. Ancora meglio scoprire che non ha affatto favorito il Sì.
Lei ha girato l’Italia per la campagna, ci racconta qualche episodio?
Un incontro con la Rete degli studenti medi a Roma, una domenica mattina, al Roma Scout Center. Tanti ragazzi delle superiori, molti dei quali non avevano l’età per votare, pronti a buttarsi nella campagna del No. Oppure un altro organizzato da un mio vecchio studente a Salemi, piccolo comune in Sicilia. Faticoso perché infilato in meno di 48 ore fra altri due incontri tra Palermo e Catania, ma pieno di gioia e entusiasmo. Ovunque ho trovato sale piene con gente in piedi. Nei pochi anni in cui ho fatto politica a tempo pieno, ai tempi della fondazione del Pd, avevo trovato grande slancio e partecipazione, ma mai cosí tanta.
Che messaggio politico vede?
L’impressione è che la difesa della Costituzione abbia “richiamato in servizio” molte persone che, almeno in anni recenti, i partiti non riuscivano più a coinvolgere nemmeno nell’esercizio del voto. Spero che da questa vittoria nasca una nuova capacità e voglia per i cittadini di partecipare e per i partiti di fare proposte in grado di coinvolgerli.
L’elettorato cattolico ha visto al suo interno posizioni diverse sulla base delle varie sensibilità.
La Chiesa italiana non ha sottovalutato l’importanza di questa consultazione, ha invitato a informarsi e capire la posta in gioco, dal livello più alto con il cardinale Zuppi fino alle parrocchie. Ha però lasciato ai laici la responsabilità di decidere se i principi di indipendenza e autonomia della magistratura erano meglio difesi dal Sì o dal No, come dice il Concilio Vaticano II. Così, per fortuna, le strumentalizzazioni della fede non hanno attecchito.
La campagna elettorale però ha registrato molti colpi bassi, da entrambe le parti.
Forse uno dei risultati di questa vittoria sarà quello di dare una calmata a un Governo che ha apertamente attaccato uno dei poteri dello Stato che la Costituzione prevede indipendente, la magistratura. Attacchi che mi hanno personalmente addolorato, nel ricordo dei tanti magistrati che negli ultimi 50 anni hanno dato la vita per il Paese. Spero nel ritorno al rispetto, da parte di tutti, di un ordine giudiziario che la maggioranza degli italiani, a quanto pare, continua a ritenere un pilastro degli equilibri democratici del Paese.
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