Nordio sul referendum: «Molti all'opposizione votano "No" solo per ragioni politiche»

Il ministro della Giustizia in Aula cita il dem Goffredo Bettini: «Ha detto che sarebbe stato favorevole alla riforma ma che questo è un voto pro o contro Meloni»
January 21, 2026
Nordio sul referendum: «Molti all'opposizione votano "No" solo per ragioni politiche»
Roma Camera dei deputati comunicazioni del ministro della giustizia nella foto Carlo Nordio
Il Guardasigilli Carlo Nordio si presenta a Montecitorio per le tradizionali comunicazioni sull'amministrazione della giustizia. Ma nonostante le questioni siano parecchie (dal dramma dei suicidi in carcere alle carenze di personale), come prevedibili gran parte della discussione finisce per girare attorno al referendum sulla separazione delle carriere. «La riforma non è contro la magistratura, l'opposizione, non è contro nessuno - assicura Nordio - vi sono stati moltissimi esponenti lontani dalla nostra posizione politica che si sono schierati a favore. Un rappresentante dell'opposizione, l'onorevole Goffredo Bettini (del Pd, ndr), ha detto che sarebbe stato favorevole ma poiché questo è un voto politico pro o contro Meloni, lui voterà contro». Il riferimento è alle parole dello storico dirigente dem, inizialmente schieratosi per il "Sì" in contrasto con la linea del partito, salvo fare marcia indietro un paio di giorni fa («è diventato un "sì" o un "no" alla premier Meloni» e quindi «il mio voto a ciò sarà conseguente»).
Tensioni in Aula anche dopo un'altra battuta del ministro Nordio, che ha definito «petulante litania, davanti alla quale non c'è possibilità di replica» la tesi secondo cui con la separazione delle carriere «vogliamo mettere il pubblico ministero sotto l'esecutivo». Forti proteste dai banchi dell'opposizione, a partire dal deputato dem Federico Fornaro, con il presidente di turno Fabio Rampelli che ha richiamato i deputati all'ordine: «Vogliamo limitare il diritto di parola e pensiero al governo? Non esageriamo».
Il dramma dei suicidi
A far mormorare i banchi dell'opposizione sono state anche le parole del ministro Nordio sull'alto tasso di suicidi nelle carceri italiane: «L'unica notizia, non dico buona, ma meno brutta, è che il trend si è invertito: quest'anno la percentuale di suicidi è diminuita del 10%. È sempre alta e intollerabile, però quel trend iniziato un paio d'anni fa oggi si è invertito». Nordio ha definito in ogni caso i suicidi in carcere «un fallimento da parte dello Stato». Come detto, le reazioni del centrosinistra non si sono fatte attendere. Marco Grimaldi (Avs) in una nota data alle agenzie ha dato i "suoi" numeri, evidenziando invece che «i penitenziari sono al collasso: 63.868 detenuti per 46.124 posti disponibili, un tasso di sovraffollamento del 138,5% e 238 morti in un anno, di cui 79 suicidi. È il bilancio più tragico degli ultimi anni». Mentre +Europa ha chiesto all'esecutivo un impegno per «un provvedimento urgente finalizzato a risolvere il drammatico sovraffollamento carcerario e a ripristinare la legalità costituzionale, anche valutando di prevedere un automatismo, al momento della cognizione, per disporre le misure alternative più idonee nei casi di pene inferiori ai quattro anni». Nella replica Nordio è tornato sul tema: «Per ridurre il fenomeno abbiamo stanziato 14 milioni di euro di risorse destinati all'assistenza psicologica e previsto percorsi dedicati per le persone ad alto rischio. Non facciamo miracoli ma non diteci che non facciamo nulla».
Il carcere per i minori
Nordio ha poi parlato della questione dei minori in carcere, di nuovo di attualità dopo il "decreto sicurezza" annunciato dal Governo che prevede, tra le altre cose, una stretta sulle armi da taglio dopo i recenti casi di cronaca che hanno coinvolto alcuni giovanissimi. E qui Nordio ha scelto la via dell'equilibrio: «Il minore, prima di un criminale da punire deve essere una persona da educare», ha spiegato  sottolineando come oggi ci sia «un'estremizzazione enfatica tra due posizioni: chi invoca una repressione indiscriminata, esemplare e crudele e chi, cercando di studiare le cause del disagio giovanile, svilisce questa problematica nei termini di una sociologica indulgenza». La pena invece «deve essere proporzionata ed equilibrata» ma soprattutto «deve essere applicata».
I fondi del Pnrr
Il Guardasigilli ha poi definito «stravaganti» le accuse al governo di inadempienze sul Pnrr in materia di giustizia dopo che negli scorsi giorni l'Anm aveva chiesto un'audizione alla Commissione Ue sul tema. «I target di competenza del ministero giunti a scadenza sono stati pienamente raggiunti e rendicontati e, nel dettaglio, al 31 dicembre 2025 su un totale di 2,7 miliardi di euro di risorse Pnrr assegnate al ministero della Giustizia risultano già effettuati pagamenti per 1,98 miliardi di euro, pari al 72,91%». Il ministro ha fatto poi il punto sulle stabilizzazioni attese in vista delle fine dei fondi del Pnrr (risorse che hanno consentito di rafforzare gli organici in sofferenza). «Abbiamo già stabilizzato più di 6mila lavoratori a tempo determinato, adesso con altre risorse cercheremo di stabilizzarne altri». Assumere queste persone a tempo determinato, però, «è stato un impegno preso con l'Europa, che si venga a rimproverare a noi mi sembra paradossale». Di certo però resta il rischio - sollevato da ultimo dal presidente del Tribunale di Bologna, Pasquale Liccardo -  che le corti vadano in grande difficoltà una volta venuti meno i fondi straordinari (parlando di Bologna, Liccardo ha detto di avere «una scopertura del 44%, colmata in parte da personale Pnrr. Noi dovremmo fare quindi una scelta su cosa lavorare e non lavorare, una scelta sulle urgenze»). 
Lo scontro con Barbero
Nordio è poi tornato sulle parole di Alessandro Barbero. In un video poi diffuso via social, lo storico si era infatti schierato per il "No" alla riforma, paventando il rischio di avere magistrati «che prendono ordini e che possono essere puniti dal governo». Il ministro ha ripetuto la risposta già data negli scorsi giorni. «Ho solo detto che spesso gli storici hanno interpretazioni eccentriche». 

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