Moavero: «Sui migranti occorre partire dai Trattati. Il nuovo Patto vuole solo scoraggiare»
Intervista all’ex ministro degli Esteri e degli Affari Ue: «L’unanimità? È un problema sino a un certo punto. I 27 non vanno oltre compromessi al minimo»

Già ministro per gli Affari europei nei Governi Monti e Letta, poi titolare degli Esteri nel primo esecutivo Conte, Enzo Moavero Milanesi esprime un giudizio ambivalente sul nuovo patto per la migrazione e l’asilo dell’Unione europea. Un documento, spiega ad Avvenire, che segna alcuni passi in avanti, «perché è importante che gli Stati europei trovino punti d'incontro su un tema così divisivo». Ma che per altri versi risulta «deludente».
Professore, cosa non la convince?
Invece di stipulare patti fra loro, gli Stati membri Ue dovrebbero agire come previsto dai Trattati europei, che chiedono un’organica politica europea per l’immigrazione. Quindi si potrebbe procedere per atti legislativi e non semplicemente tramite accordi.
Invece di stipulare patti fra loro, gli Stati membri Ue dovrebbero agire come previsto dai Trattati europei, che chiedono un’organica politica europea per l’immigrazione. Quindi si potrebbe procedere per atti legislativi e non semplicemente tramite accordi.
Il testo dedica un capitolo ai Cpr esterni, sui quali il Governo Meloni ha puntato molto. Che ne pensa?
Dal punto di vista del diritto dell’Unione Europea, sentenze recenti della Corte Ue hanno sottolineato che è indispensabile un controllo giurisdizionale sulla legittimità dei singoli provvedimenti e che il giudice nazionale, nel valutare, deve fondarsi anche sul diritto europeo. Di conseguenza, bisogna entrare nel merito delle singole questioni e come abbiamo visto ci sono stati provvedimenti rispetto ai quali si sono dovute rivedere le decisioni proprio a seguito degli interventi dei giudici competenti.
Dal punto di vista del diritto dell’Unione Europea, sentenze recenti della Corte Ue hanno sottolineato che è indispensabile un controllo giurisdizionale sulla legittimità dei singoli provvedimenti e che il giudice nazionale, nel valutare, deve fondarsi anche sul diritto europeo. Di conseguenza, bisogna entrare nel merito delle singole questioni e come abbiamo visto ci sono stati provvedimenti rispetto ai quali si sono dovute rivedere le decisioni proprio a seguito degli interventi dei giudici competenti.
E dal punto di vista politico?
Se ho ben compreso, a questi centri sono destinati, in particolare, migranti ai quali non è stato riconosciuto il diritto di asilo, in vista del loro rimpatrio. Questo rimpatrio è previsto anche dalle norme europee. Però tutto dipende dall’esame delle condizioni per il diritto d'asilo, prima dell'avvio della procedura di rimpatrio. Dunque, occorre concentrarsi sugli elementi fattuali e di dettaglio di ogni singolo caso. Invece, se ci basiamo solo sul quadro generale, possiamo individuare punti a favore e punti di maggiore perplessità in ciascun passaggio.
Se ho ben compreso, a questi centri sono destinati, in particolare, migranti ai quali non è stato riconosciuto il diritto di asilo, in vista del loro rimpatrio. Questo rimpatrio è previsto anche dalle norme europee. Però tutto dipende dall’esame delle condizioni per il diritto d'asilo, prima dell'avvio della procedura di rimpatrio. Dunque, occorre concentrarsi sugli elementi fattuali e di dettaglio di ogni singolo caso. Invece, se ci basiamo solo sul quadro generale, possiamo individuare punti a favore e punti di maggiore perplessità in ciascun passaggio.
Resta il problema dei Paesi di approdo: un migrante che sbarca a Lampedusa arriva in Italia o in Europa?
Questo è un profilo nodale. In genere, le persone migranti guardano all'Europa, quale che sia lo Stato in cui arrivano. Anche i Trattati europei sono espliciti: l'immigrazione è una questione europea incardinata sui principi di “solidarietà” e di “equa ripartizione della responsabilità” fra gli Stati membri. I postulati sono chiari, ma si tende a guardare troppo alla “foce” della questione, a cosa fare quando le persone migranti arrivano.
Questo è un profilo nodale. In genere, le persone migranti guardano all'Europa, quale che sia lo Stato in cui arrivano. Anche i Trattati europei sono espliciti: l'immigrazione è una questione europea incardinata sui principi di “solidarietà” e di “equa ripartizione della responsabilità” fra gli Stati membri. I postulati sono chiari, ma si tende a guardare troppo alla “foce” della questione, a cosa fare quando le persone migranti arrivano.
Invece?
Invece dovremmo guardare più alla “sorgente”, alla radice delle migrazioni. Due esempi: investire in un poderoso piano Ue per migliorare le condizioni economico-sociali nei luoghi d'origine per ridurre la spinta a partire. Inoltre, il diritto all'asilo potrebbe essere vagliato prima della partenza, presso le ambasciate nei Paesi d’origine o in quelli vicini, permettendo poi a chi ne ha diritto di viaggiare in modo degno, sottraendolo ai trafficanti di esseri umani. Allo stesso tempo, si potrebbero esaminare eventuali o potenziali offerte di lavoro in Europa, stimolate dal nostro calo demografico. Ci sono già valide esperienze simili, come i corridoi umanitari organizzati dalla Cei.
Invece dovremmo guardare più alla “sorgente”, alla radice delle migrazioni. Due esempi: investire in un poderoso piano Ue per migliorare le condizioni economico-sociali nei luoghi d'origine per ridurre la spinta a partire. Inoltre, il diritto all'asilo potrebbe essere vagliato prima della partenza, presso le ambasciate nei Paesi d’origine o in quelli vicini, permettendo poi a chi ne ha diritto di viaggiare in modo degno, sottraendolo ai trafficanti di esseri umani. Allo stesso tempo, si potrebbero esaminare eventuali o potenziali offerte di lavoro in Europa, stimolate dal nostro calo demografico. Ci sono già valide esperienze simili, come i corridoi umanitari organizzati dalla Cei.

Finora però gli Stati Ue hanno fronteggiato sostanzialmente da soli gli arrivi sui loro territori.
Quando c'è un afflusso massiccio in una singola località, come Lampedusa o le isole greche, le verifiche (identificazione della persona, motivi dell'arrivo, diritto d'asilo) diventano lunghe e complesse. L’equa ripartizione prevista dal Trattato dovrebbe obbligare a una sistematica suddivisione delle persone tra gli Stati Ue, prima delle verifiche. Così, procedure di verifica e gestione dell'accoglienza sarebbero agevolate. Il nuovo patto va, solo in parte, in questa direzione.
Quando c'è un afflusso massiccio in una singola località, come Lampedusa o le isole greche, le verifiche (identificazione della persona, motivi dell'arrivo, diritto d'asilo) diventano lunghe e complesse. L’equa ripartizione prevista dal Trattato dovrebbe obbligare a una sistematica suddivisione delle persone tra gli Stati Ue, prima delle verifiche. Così, procedure di verifica e gestione dell'accoglienza sarebbero agevolate. Il nuovo patto va, solo in parte, in questa direzione.
Rispetto ai rimpatri, qual è il limite del nuovo patto?
Il nuovo patto è disarmonico proprio perché si concentra troppo su come rimandare indietro chi non ha diritto all’asilo. Un’impostazione che mira a scoraggiare i migranti, ma trascura i drammi umani e il senso di fallimento di chi viene respinto dopo aver investito tutto in un viaggio terribile.
Il nuovo patto è disarmonico proprio perché si concentra troppo su come rimandare indietro chi non ha diritto all’asilo. Un’impostazione che mira a scoraggiare i migranti, ma trascura i drammi umani e il senso di fallimento di chi viene respinto dopo aver investito tutto in un viaggio terribile.
Mattarella ha affermato che Ue e Nato sono necessarie per la risoluzione dei conflitti. Lei vede un’Europa in grado di incidere diplomaticamente?
L’incidenza è minima. I Trattati europei prevedono una politica estera e di sicurezza comune. Tuttavia, nella realtà, l'azione dell'Unione Europea è insufficiente, davvero esigua. L’azione è nelle mani del Consiglio Ue e del Consiglio Europeo, dove siedono i ministri o i primi ministri dei governi degli Stati Ue. Sono loro che non riescono a prendere le decisioni necessarie per un'azione diplomatica incisiva.
L’incidenza è minima. I Trattati europei prevedono una politica estera e di sicurezza comune. Tuttavia, nella realtà, l'azione dell'Unione Europea è insufficiente, davvero esigua. L’azione è nelle mani del Consiglio Ue e del Consiglio Europeo, dove siedono i ministri o i primi ministri dei governi degli Stati Ue. Sono loro che non riescono a prendere le decisioni necessarie per un'azione diplomatica incisiva.
Il problema è legato alla governance e al diritto di veto?
In materia di politica estera e di difesa, dove le decisioni si prendono all'unanimità, è in apparenza così. Ma spesso il dissenso di uno, due Stati è usato come alibi dagli altri. A essere franchi, è anche raro vedere una nitida maggioranza dei 27 Stati Ue andare oltre la cauta logica dei compromessi al minimo. Quindi, pur eliminando l'unanimità, la capacità decisionale non sarebbe garantita.
In materia di politica estera e di difesa, dove le decisioni si prendono all'unanimità, è in apparenza così. Ma spesso il dissenso di uno, due Stati è usato come alibi dagli altri. A essere franchi, è anche raro vedere una nitida maggioranza dei 27 Stati Ue andare oltre la cauta logica dei compromessi al minimo. Quindi, pur eliminando l'unanimità, la capacità decisionale non sarebbe garantita.
Draghi ha recentemente invocato una federazione. È un traguardo possibile?
Già i fondatori delle Comunità europee preconizzavano la federazione negli anni '50. Hanno ottenuto il magnifico risultato di porre fine alle guerre civili tra europei, ma a 75 anni di distanza non abbiamo costruito una vera federazione. È mancata la volontà politica e pure la spinta degli elettori. I vari governi negli Stati Ue ne parlano poco o nulla. Eppure, mai come oggi l'unione farebbe la forza, ma l'Europa non trova la forza per unirsi... e purtroppo, non è un gioco di parole.
Già i fondatori delle Comunità europee preconizzavano la federazione negli anni '50. Hanno ottenuto il magnifico risultato di porre fine alle guerre civili tra europei, ma a 75 anni di distanza non abbiamo costruito una vera federazione. È mancata la volontà politica e pure la spinta degli elettori. I vari governi negli Stati Ue ne parlano poco o nulla. Eppure, mai come oggi l'unione farebbe la forza, ma l'Europa non trova la forza per unirsi... e purtroppo, non è un gioco di parole.
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