Meloni vuole i moderati: da Cateno De Luca a Luigi Marattin le facce (e i tempi) del progetto
Dialogo con leader vecchi e nuovi, compresi Calenda e Di Pietro. Il ruolo della sorella Arianna, di Lollobrigida e Donzelli. La strategia per vincere le elezioni arginando Vannacci e togliendo forza a Fi

Giorgia e Arianna. Un lavoro sottotraccia. E un solo vero obiettivo: allargare il centrodestra aprendo le porte ai moderati e alla società civile. Arginando Vannacci. E limitando il peso di Forza Italia. La sfida delle sorelle Meloni prende forma giorno dopo giorno. Sull'agenda della premier ci sono nomi e sigle: "Sud chiama Nord" di Cateno De Luca, il sindaco di Taormina; Luigi Marattin (ex Pd) e il "suo" partito liberaldemocratico, Antonio Di Pietro che "sbarca" a Roma per cercare sponde dopo la sua "autocandidatura da indipendente" per il Csm e pranzo al ristorante di Montecitorio con il responsabile organizzazione di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli.
Ai piani alti di Palazzo Chigi Meloni passa da una telefonata a un'altra. «Il 65 per cento degli italiani non è di sinistra». «Il centro nella sinistra non c'è. Nel centrodestra può pesare, perché ci legano battaglie, visioni, valori». Il piano parte da una tesi precisa: l’Italia è un Paese a maggioranza moderata, cattolica e conservatrice. Meloni parte da qui per dare forza al Progetto: costruire un nuovo partito moderato. E provare a costruire la quarta gamba del centrodestra. Anche per togliere spazio a Forza Italia. Non bastano Maurizio Lupi e Mara Carfagna. La premier non si fida del peso elettorale di Noi Moderati. E, ragionando sui numeri che raccontano di un possibile testa a testa alle prossime elezioni politiche, considera decisivo ampliare l'offerta politica della coalizione. È in questo quadro che va letta la "visita" di Giorgia Meloni alla convention di "Sud chiama Nord". Roma, hotel Massimo d'Azeglio. Sfilano ministri e big di Fratelli d'Italia. Cateno De Luca sorride, saluta, progetta.
Vuole trasformare Sud chiama Nord in una "forza nazionale", capace di federare civici, autonomisti, liberali e moderati, sfondare la soglia di sbarramento e portare nuovi consensi alla coalizione di Giorgia Meloni. La premier per ora si muove dietro le quinte. Osserva. "Accarezza Cateno chiamandolo però Roberto, il suo secondo nome. Ci sono Ignazio La Russa e Guido Crosetto. E c'è anche il ministro Francesco Lollobrigida che ha il mandato a costruire il Progetto. De Luca è il protagonista. Con la premier «ci sentiamo». Voto anticipato? «Abbiamo le lanterne accese e la cintura ai fianchi. Quando vogliono votare, noi siamo già avanti». L'intesa formale con Sindaci d'Italia - guidati da Ernesto Magorno - è attesa a giorni, a costo di ricorrere a «sedute spiritiche» per trovare la sintesi. Le porte sono invece chiuse a doppia mandata al rivale centrista Alessandro Onorato e al suo progetto civico nel centrosinistra, liquidato come «un'operazione fatta in provetta, un surrogato costruito nei salotti romani». Il duo De Luca-Magorno guarda già ben oltre il Mezzogiorno, con il presidente della provincia di Mantova, Carlo Bottani, pronto a un ruolo di primo piano in Sindaci d'Italia. Dalla kermesse passa anche Luigi Marattin. Una presenza che lascia intravedere i contorni di una possibile lista unica anche con Partito liberaldemocratico, Noi moderati e Italia dei valori: i contatti proseguono a Montecitorio, dove Giovanni Donzelli pranza con Alessandro Colucci di Nm, Ignazio Messina di Idv e Antonio Di Pietro. Due partite distinte, ma con gli stessi interlocutori: l'aggregazione delle sigle moderate e civiche nel centrodestra e l'autocandidatura dell'ex pm al Csm. Da vincere, però, ci sarebbe il doppio altolà di Forza Italia.
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