Dentro la Manovra: «Giusta mossa sull'Irpef. Ma la giustizia fiscale è a rischio con flat tax»
Il ricercatore della Cattolica Balduzzi: «Bene il fondo previdenziale per i nuovi nati, ma va capito se è riservato ai soli cittadini italiani o a tutti»

Quanto può dirsi elettorale l’ultima manovra del Governo Meloni? Per Paolo Balduzzi, ricercatore in Scienza delle finanze all’Università Cattolica del Sacro Cuore, la risposta non è netta. Ma di sicuro alcune misure hanno «un po’ quel sapore». In particolare l’allargamento del regime di imposta sostitutiva, nel quale, dice, «metto sia l'estensione del regime forfettario fino a 100mila euro per i lavoratori autonomi sia quella del ricorso alla cedolare secca». Norme che «possono avere un senso», perché «rendono più facile concedere delle abitazioni e rendono più equo il sistema di tassazione per le partite Iva». D'altro canto, «non si può ignorare che mettono a forte repentaglio la giustizia tributaria del Paese: se facciamo pagare ad alcuni percettori di reddito un'aliquota proporzionale molto bassa, stiamo anche dicendo che questi redditi hanno un trattamento molto più favorevole rispetto al reddito da lavoro di milioni di altre persone che queste agevolazioni non le hanno».
Professore, veniamo alla misura bandiera di questa manovra, l'estensione dell'aliquota Irpef al 33% fino a 55mila euro di reddito. Meloni parla di un segnale al ceto medio. Secondo lei è così?
Penso sia una misura positiva, non sufficiente ma comunque positiva, perché stiamo parlando della tipologia di lavoratori che contribuiscono più di tutti gli altri in proporzione al finanziamento della spesa pubblica. Quindi lo ritengo un buon intervento, pur con tutti i limiti del caso, che riconosce quei redditi che definiamo medi.
Per i giovani c'è un premio per la prima assunzione di 2.500 euro e la cedolare all'1% sui canoni concordati per gli under 35. Basta?
Bisogna vedere i dettagli per capire la portata e a quante persone si applicherà, e soprattutto lo si vedrà ex post, cioè se l'incentivo legato alle nuove assunzioni avrà dato luogo a un effettivo aumento degli impieghi dei giovani. Anche questo è un buon segnale, perché sappiamo che i giovani dal punto di vista elettorale contano poco rispetto ad altre categorie. Potrebbe essere particolarmente lungimirante. A differenza invece degli interventi sulle pensioni.
Per quelle c’è un fondo di 850 milioni per l’uscita anticipata a 64 anni con 36 di contributi ma i contorni non sono ancora chiari e verranno definiti più avanti con un decreto ad hoc. Che ne pensa?
Interventi che riscrivono Quota 100, 102 o 103 hanno uno squisito sapore elettorale e sono un'ingiustizia verso chi per pochi mesi di nascita viene escluso. Il sistema non può permettersi ulteriori anticipi se non basati sulla logica totalmente contributiva. Altrimenti si mette a rischio la stabilità del sistema e le pensioni di chi uscirà dal lavoro tra qualche anno. Ogni anticipo pensionistico è una pietra tirata addosso a chi dovrà andare in pensione nei prossimi anni. È un terno al lotto!
L’apertura di una posizione previdenziale per i nuovi nati le piace?
Non è malvagia dal punto di vista culturale, perché crea o dovrebbe creare consapevolezza che alla pensione bisogna pensarci da subito. Ci sono famiglie che per cultura o disponibilità monetaria lo fanno già per i figli. Ma ho dei dubbi: si applica ai cittadini italiani o a tutti i nuovi nati nel Paese? C'è una bella differenza e non sono sicuro che il governo la voglia applicare anche agli stranieri nati in Italia. E poi quanto può durare? Siamo abituati a misure sperimentali e brevi. Ha senso se dura ed è valida a partire dal 2027 per tutti gli anni a venire. Ma non è un incentivo alla natalità, che dipende dalla stabilità delle regole nel tempo.
È stato giusto imporre un nuovo contributo alle banche anche senza interlocuzioni?
È una questione rilevante, più politica che economica. È un settore con profitti elevati che in passato ha ricevuto aiuti di Stato quindi, in un certo senso, è in debito con lo Stato. Ma mi aspetto battaglie in Parlamento e potrebbero saltare le coperture di alcune misure.
Verrà alzata la Tobin tax, ma si poteva fare di più sulle rendite finanziarie?
Si può e si deve fare di più, ma serve coordinamento internazionale e in Italia c'è un grosso buco sul prelievo da grandi patrimoni e redditi da capitale.
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